Gli Italiani sono tutti mafiosi?

Peppino Impastato, vittima di mafia – immagine di repertorio

Die Welt si dimentica la strage tra le cosche di San Luca a Duisburg

di Laura Sestini

Mentre i Ministri dell’Economia di Italia, Francia, Spagna, Germania e Olanda stanno discutendo a più riprese – durante la giornata di oggi 9 aprile – le misure da prendere a sostegno dell’economia decimata per il lockdown da Covid-19 dei Paesi più colpiti,  la cronaca si è molto animata intorno a un articolo uscito su uno dei maggiori quotidiani tedeschi, il conservatore DieWelt, contrario a misure economiche, per così dire, a fondo perduto nei confronti dell’Italia, con la convinzione che sarebbero  flussi monetari facilmente appetibili per le organizzazioni malavitose, descritte semplicisticamente Mafia.

Naturalmente, come cittadini italiani, non possiamo contraddire questa palese esistenza di cosche mafiose che, noi stessi in più momenti abbiamo sopportato in prima persona, superstiti di una società violenta e assetata di potere economico e territoriale, nonché aver talora pianto le centinaia di vittime che la mafia e le altre organizzazioni malavitose nostrane – mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita – hanno lasciato sull’asfalto crivellate dai colpi di lupara o mietute in attentati.

E proprio in virtù di questo stesso principio reputiamo le parole di Christoph B. Schiltz – autore dell’articolo – offensive nei confronti dei milioni di italiani chiusi in casa dal 9 marzo che devono fare i conti, taluni con i centesimi di euro, per i beni di prima necessità, la preoccupazione di aver perso il lavoro o, anche peggio, un familiare scomparso.

Senza retorica e neanche polemica, che anche di questo tipo di personaggi nel Belpaese siamo ben forniti, vorremmo sottolineare che la Germania, avendo molto più giro di affari dell’Italia, a tiro di mafia e transazioni economiche corrotte o corruttibili è proprio tra i paesi più a rischio, perché mafia fa rima con economia, non necessariamente con Italia.

A parte il tragico episodio di Duisburg, a ferragosto del 2007, dove per regolamento di conti tra le ‘ndrine calabresi Nirta-Strangio contro Pelle-Vottari, rimasero uccisi – 70 colpi sparati e uno ciascuno alla testa – sei giovani calabresi, le mafie sono ormai ovunque e di differenti provenienze, internazionalizzate e ben insediate con riciclaggio di denaro sporco in ambienti legali. Ranghi di giovani affiliati istruiti e ben vestiti, che non evidenziano più cadenze linguistiche calabresi o siciliane – ma anche russe, nigeriane o albanesi – perché di seconda o terza generazione, si confondono facilmente tra gli uomini di affari della grande Germania. E poi, dove risultasi palese un corruttore è evidente che esista chi sta al gioco della corruzione.

Inoltre, in Germania, l’assenza del reato per associazione mafiosa è un ulteriore terreno facilitante il movimento di ‘scambio di favori’ tra organizzazioni anche trasversali in quanto a nazionalità.

Riassumendo, il collega tedesco, oltre a non aver minimamente scalfito l’immagine delle associazioni a delinquere che in entrambi i Paesi operano, risulta anacronistico nelle sue affermazioni e irrispettoso nei confronti dei milioni di cittadini italiani che conducono una vita basata sulla legalità e di tutte le vittime innocenti cadute per mano mafiosa, forse viziato dal pregiudizio teutonico italiano=mafia.

In chiusura, per ricordare l’argomento più rilevante del 9 aprile, l’Eurogruppo ha da poco concluso il vertice negoziando una bozza di compromesso e trovando consenso comune positivo al Mes (Misure europee di stabilità) alleggerito, dalla quale non compaiono più menzionati i tanto discussi Eurobond.

Adesso la parola passa alla riunione che seguirà, con tutti i Ministri dei 27 Stati membri – se non si evidenzieranno ulteriori dissensi – per l’approvazione definitiva.

Tags: #Italia #Germania #mafia #DieWelt

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