Giani – l’eletto – ringrazia la Madonna di Montenero

La Madonna di Montenero – Foto tratta dal sito del Santuario di Montenero

Tra santi e madonne, la cattopolitica emerge anche nella laica Toscana

di Ettore Vittorini

Il giorno successivo alle elezioni regionali molti toscani hanno manifestato soddisfazione per i risultati che davano la vittoria al Partito Democratico. Ma alcuni di essi hanno fatto un sobbalzo quando sullo schermo della televisione è apparso il candidato vincitore alla presidenza, Eugenio Giani, nella piazza di Montenero insieme al vescovo di Livorno, mentre si apprestava ad entrare nel santuario, circondato da un codazzo di giornalisti, fotografi ed esponenti del partito.

Il neopresidente si trovava in quello storico luogo per ringraziare la Madonna che lo avrebbe aiutato nel conseguire la vittoria elettorale.

Ma invece di compiere quel rispettabile atto di fede con la riservatezza consueta in tutte le persone religiose, ha preferito renderlo pubblico. Così ha “trasformato una festa civile in festa religiosa”, come scrive su Facebook Fabio Baldassarri, che per il Pd è stato presidente della provincia di Livorno e sindaco di Piombino. Anche lui probabilmente sarà rimasto colpito dall’exploit di Giani. “La Madonna, povera Santa Donna non c’entra niente” – ha aggiunto Baldassarri.

Il neopresidente avrebbe dovuto ringraziare con una ‘festa civile’ prima di tutto quel 48 per cento dei cittadini che lo hanno votato, alcuni anche tappandosi il naso, per bloccare la forte avanzata della candidata della Lega, Susanna Ceccardi.

Montenero fa parte del Comune di Livorno, città che nel 1921 fu sede nel Teatro Goldoni del Congresso socialista, dal quale seguì la scissione che dette i natali al Partito Comunista. Forse un ricordo alle radici ideologiche di quei due partiti, messi fuori legge due anni dopo dal regime fascista, sarebbe stato più pertinente. Soprattutto dopo che la Ceccardi aveva dichiarato ambiguamente di “non essere fascista né antifascista”.

Anche ai tempi dell’Italia democristiana i notabili della Dc esprimevano riconoscenza ai loro santi protettori, ma lo facevano in chiesa con riservatezza. La religione venne messa in ballo dalla Democrazia Cristiana soltanto nella campagna per le elezioni del 18 aprile del 1948, quando il popolo doveva scegliere tra “comunismo e democrazia”. 

Le auto di Propaganda Fide, munite di altoparlanti, battevano le strade dei paesi e delle città diffondendo canti religiosi e avvertimenti sui pericoli del bolscevismo. Nello stesso tempo i muri delle strade erano tappezzati di manifesti elettorali che avvertivano: “Nell’urna Dio ti vede, Stalin no”. Ma erano altri tempi. Allora si combatteva una battaglia politica in un’Italia appena uscita dalla guerra e in un mondo diviso in due società politicamente contrapposte.

Oggi gli antagonismi politici si distinguono tra democrazia e populismo oltranzista o neofascismo.

Nelle sue continue campagne elettorali soltanto Salvini ha coinvolto la religione cattolica, ma la Chiesa si è ben guardata dall’approvarlo.  

Giani ha seguito una strada diversa: quella di accendere un cero per elezione ricevuta.

La Madonna di Montenero fu dichiarata nel 1947 “Mater Etruriae”, Patrona della Toscana, da Pio XII, il Papa che vedeva i comunisti come il fumo negli occhi.   

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