Forever Young 2020

BornGhost, uno tra gli spettacoli in competizione. Foto M. Sini (gentilmente fornita dall’ufficio stampa de La Corte Ospitale, tutti i diritti riservati)

Alla Corte Ospitale di Rubiera si rinnova la competizione tra under 35

di Simona Maria Frigerio

8.000 euro quale premio di produzione e la distribuzione de La Corte Ospitale per la vincitrice tra le cinque proposte teatrali finaliste, presentate al pubblico il 7 e 8 ottobre – e selezionate tra 160 progetti provenienti da varie regioni italiane.

Ma iniziamo con le dolenti note. Per un ritardo del treno (purtroppo capita spesso, soprattutto se si vive in Toscana, regione ancora ampiamente a binario unico), non si è visto e non si potrà scrivere nulla di Charlie Sonata, primo spettacolo in programma – e ce ne scusiamo.

In compenso, nel successivo, Canaglie (in scena il 7 ottobre alle ore 21.00), si sono notate alcune scelte stilistiche che non convincono del tutto. In primis, i dialoghi abbastanza infarciti di luoghi comuni e frasi fatte; gli stacchi musicali ridondanti; un certo ammiccamento, non sempre riuscito, a un cinema tra lo splatter e il grottesco che, ovviamente, ha raggiunto l’apice con Reservoir Dogs (e i successivi Pulp Fiction e Jackie Brown) di Quentin Tarantino, ma soprattutto a Piccole canaglie – la serie degli anni 20 e 30 con protagonisti bambini/gangster; e una recitazione caricata più adatta a una sit-com che a un palco. Pungenti, in compenso, alcune battute (come quelle sul ruolo della critica e sull’arte concettuale=truffa), oltre ai veloci scambi intellettuali e a una serie di giochi linguistici.

Nella seconda giornata, alle 11.00, abbiamo assistito a BornGhost, dove si sono notate le buone capacità della performer di interagire con il puppet/fantasma, un accurato uso delle luci e una scelta delle musiche appropriata. Detto questo, lo spettacolo è adatto a un pubblico infantile e regge bene per i primi 40 minuti (concludendosi perfettamente con la fantasmina troppo brava a giocare a nascondino). Purtroppo, segue un tentativo di virare verso il teatro di figura per adulti – incespicando sia a livello drammaturgico che interpretativo. Troppi registri e grumi tematici, troppi personaggi e flashback/flashforward che inceppano il meccanismo rendendolo farraginoso. Il personaggio della vecchia è il meno riuscito in quanto di maniera e con una vocina più adatta alla strega di Hänsel e Gretel e, appunto, al Teatro ragazzi.

A seguire, La Gloria, che si potrebbe sintetizzare con ‘primi vagiti di Hitler tra paturnie amorose, invidie meschine e sogni di grandezza’. Un testo interessante (il più interessante dell’intera manifestazione, a nostro modesto parere) che, però, tende a edulcorare la fascinazione del male – ovvero, non è ridicolizzando il dittatore (o minimizzandone motivazioni e capacità) che si capirà come sia stato possibile l’Olocausto tra l’indifferenza generale della popolazione né quali corde abbia saputo toccare per trascinare le folle tedesche, umiliate e vessate dal Trattato di Versailles. In The Anatomy of Human Destructivness, Erich Fromm si è domandato cosa spinga l’essere umano a perpetrare orrori simili a quelli commessi, tra l’altro, ma non solo, da Adolf Hitler; ma la frustrazione dell’imbianchino austriaco – come spasimante respinto da una biondina o imbrattatore di tele rifiutato dall’Accademia d’arte – è una pericolosa interpretazione in diminuendo che non spiega né il fascino che l’uomo esercitò su milioni di esseri umani in tutta Europa, né la sua capacità di spostare sempre più in basso l’asticella della sopportazione sotto la quale si piegarono, volenti o nolenti, milioni di individui. Il principio della rana bollita di Chomsky docet, ma anche le restrizioni del lockdown – dai 200 metri da casa al non potersi comprare un paio di mutande al supermercato – e le attuali, dovrebbero farci comprendere come si dovrebbe andare più a fondo quando si voglia indagare la psiche umana, la sua capacità di accettazione di un cosiddetto bene superiore frutto di una narrazione voluta dal potere e inculcata dai mass media, degenerati a propaganda. L’individuo, inoltre, è sempre figlio di un preciso milieu sociale e periodo storico. Dal punto di vista tecnico, l’inserimento dei filmati è incongruo e fastidioso – non restituisce l’epoca né contestualizza il discorso e dimostra come la multimedialità non sia sempre la scelta migliore a livello registico. Non convincono nemmeno le didascalie sullo sfondo o gli spuri passi di danza di Occhionero all’inizio. Spiace ammetterlo, ma la parte migliore resta il discorso razzista e violento di un giovane Hitler ben interpretato (anche, se a tratti, con eccessiva enfasi, à la Strasberg) da Alessandro Bay Rossi (tra l’altro, vincitore sempre di Forever Young, due anni fa, con The Dead Dog). Il migliore in scena, sempre misurato e credibile, Dario Caccuri. Accanto a loro Marina Occhionero, già interprete de La Cerimonia di e con Oscar De Summa.

Ultimo spettacolo in concorso (prima di rivelare il vincitore), Notte all’italiana. Dotato di un buon ritmo, anche se un po’ datato, lo spettacolo risente di alcuni cliché – quale il ruolo delle donne ridotto a vittima o sciocchina di turno – e di scelte poco comprensibili: i personaggi si appellano ‘compagni’ ma apparterrebbero al Partito Repubblicano (non comunista?) e quella che appare, a tutti gli effetti, una Festa dell’Unità diventa la Notte all’italiana (anche titolo dello spettacolo). I dialoghi scorrono veloci, tutti gli attori sono in parte, ma è il non detto a essere soverchiante rispetto al detto – e così ci pare di essere di fronte a uno spettacolo che vorrebbe ma non può. Un testo che getta la pietra nello stagno di un Partito alla deriva sempre più a destra ormai da trent’anni – svuotato di ideali, scollato dalla realtà e dalla società che dovrebbe rispecchiare – ma che non osa.

Piccolo inciso. Raccontata la kermesse – in sé apprezzabile tentativo di dare spazio a nuove voci che, però, avrebbero bisogno di essere intonate con altre, più mature e corpose – adesso ci poniamo qualche domanda. In primis, nessuno ricorda i tempi felici in cui si contestavano i premi e le competizioni e forse si riusciva a farsi produrre uno spettacolo senza ricorrere alla gara (che avvicina pericolosamente il teatro ai diktat dei contest televisivi)? In secondo luogo, perché continuare con premi, bandi, eccetera per gli under 35? Se già prima della pandemia gli attori, i drammaturghi e i registi tra i 35 e i 50 anni facevano fatica a sbarcare il lunario – in quanto ormai over ma non abbastanza vecchi da rientrare nel gerontocomio del vero potere che, in teatro e non solo, è ancora fermamente detenuto da notabili, maschi, e ormai prossimi alla pensione; oggi, più che mai, sono loro, gli artisti non alle prime armi ma nemmeno inseriti nei circuiti degli ex Stabili, a produrre i lavori più interessanti e a rischiare di dover cambiare lavoro.

Forse sarebbe ora che si riflettesse sulla realtà che si prospetta, ossia che alcuni Nazionali e molti grandi teatri (compresi i lirici, quale la Scala di Milano, che però hanno tali costi da non poter fare altrimenti) potrebbero scegliere di restare chiusi dato che, col limite dei 200 spettatori, conviene loro percepire i finanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo (badiamo bene: tasse dei cittadini che non avrebbero in cambio alcun bene o servizio) senza nemmeno alzare il sipario. E sono pochi quelli che, al contrario, pensano di investire in produzioni e residenze proprio per questi artisti che, forse, non attireranno le folle ma, in un momento in cui sono vietati i cosiddetti ‘assembramenti’, sarebbero una perfetta soluzione per continuare l’attività teatrale – dimostrando di aver diritto a quei finanziamenti statali in quanto aperti e al lavoro, e formando nel frattempo nuove generazioni di spettatori più consapevoli. Il rischio, al contrario, è che scompaia un’intera fascia anagrafica di talenti e mestieranti (nel senso di artigiani/artisti) dal panorama teatrale italiano, lasciandolo in mano a residuali visioni borghesi e nomi televisivi, vincenti al botteghino, innocui per il potere ma svuotati del senso profondo del teatro occidentale – ossia rispecchiare la società e l’essere umano, denunciandone storture, sradicando pregiudizi, sviscerando bisogni e liberando quell’immaginario collettivo che non si esaurisce in un like.

Tornando a Forever Young, chiudiamo annunciando il vincitore, ossia La Gloria. La commissione – composta da Claudia Cannella, Carlo Mangolini, Fabio Masi, Giulia Guerra, Giulia Delli Santi, Gilberto Santini e Fabio Biondi – ha motivato così la propria scelta: “A partire da un frammento della giovinezza di Hitler, il testo riesce a far risuonare una pluralità di temi storici ed esistenziali, anche di forte attualità: l’inquietante presagio storico, il conflitto frustrante tra realtà e aspirazioni personali, l’inganno e la menzogna. A sostenerlo una lettura registica dalle linee nitide e consapevoli, fondata su una prova attoriale di grande efficacia, a partire da quella del protagonista”.


Gli spettacoli sono andati in scena nell’ambito di Forever Young 2020:
La Corte Ospitale

via Fontana, 2 – Rubiera (RE)
ideato e promosso da La Corte Ospitale di Rubiera
realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

mercoledì 7 ottobre 2020, ore 18.00
Compagnia DeiDemoni presenta:
Charlie Sonata
di Douglas Maxwell
traduzione Francesca Montanino e Matteo Sintucci
regia Mauro Parrinello
con Giada Fasoli, Elisabetta Fischer, Alice Giroldini, Mauro Parrinello, Matteo Sintucci e Marco Taddei

ore 21.00
Compagnia CARLeALTRI presenta:
Canaglie
da un testo di Giulia Bartolini
regia e drammaturgia Giulia Bartolini
con Grazia Capraro, Luca Carbone, Francesco Cotroneo e Giulia Trippetta

giovedì 8 ottobre 2020, ore 11.00
Compagnia Coppelia Theatre presenta:
BornGhost
(spettacolo multimediale per marionette e attori)
regia Jlenia Biffi e Mariasole Brusa
drammaturgia e performer Mariasole Brusa
scene e puppet Jlenia Biffi

ore 15.00
Compagnia Il Crepuscolo presenta:
La Gloria
di Fabrizio Sinisi
regia Mario Scandale
con Alessandro Bay Rossi, Dario Caccuri e Marina Occhionero

ore 17.00
Compagnia Segreto/Pisano presenta:
Notte all’italiana
di Fabio Pisano
regia Michele Segreto
con Ciro Masella, Marzia Gallo, Sebastiano Bronzato, Marco Rizzo ed Elisa Proietti

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