Egitto in testa alla lista dei Paesi acquirenti gli armamenti italiani

Elicottero da esplorazione e scorta A 129 EES – Foto credits@Esercito – Difesa.it

L’export italiano di armamenti del comparto industriale militare

di Laura Sestini

Dopo il report sulla spesa per gli armamenti nucleari pubblicata da ICAN (organizzazione internazionale premiata con il Nobel per la Pace nel 2017), di cui noi abbiamo già scritto, il 15 maggio è stata trasmessa al Parlamento la relazione governativa annuale sull’export italiano di armi.

La relazione, è un documento obbligatorio, espressamente richiesto dalla Legge 185/90, normativa che regola la vendita verso i Paesi esteri dei sistemi militari italiani, dove vengono riassunte le attività del comparto industriale in ambito militare per l’anno precedente a quello in corso.

La Rete Italiana per il Disarmo e la Rete per la Pace specificano – in un comunicato – che il documento è uscito con grave ritardo, con giustificazioni correlate al pericolo pandemico, ma la dilazione compare, a detta loro, come un’abitudine, non essendo mai stato dissimile anche in anni esenti da emergenze sanitarie o di routine parlamentare.

In Italia, tra le aziende ai vertici delle autorizzazioni ricevute dallo Stato risulta Leonardo Spa con il 58% dell’export, Elettronica 5,5%, Calzoni Srl 4,3%, Orizzonte Sistemi Navali 4,2% e Iveco Defence Vehicles 4,1%.

Grafico ripreso da Sipri.org

Nello specifico, l’export italiano di armamenti per il 2019 ammonta a 5,174 miliardi di Euro di commesse – delle quali 2,889 miliardi già conseguite – ma importo che si riferisce alle sole unità intere (per esempio un elicottero completo e non solo alcune parti da assemblare), mentre sono totalmente escluse dall’ammontare le transazioni in ambito UE che non sono soggette ai controlli UAMA, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento, Autorità nazionale.

Le statistiche prendono come riferimento il quinquennio 2014-2019 e in confronto al 2018 le esportazioni registrano un leggero calo dell’1,38%, ma ben l’80% in più rispetto al 2014.

Grafico ripreso da Sipri.org

I Paesi destinatari degli armamenti a marchio italiano sono 84 e al primo posto risulta l’Egitto del Presidente Abdel Fattah al-Sisi, con vendite per 871,7 milioni di Euro; sì esatto, proprio il Paese dove è scomparso per orrende torture Giulio Regeni, e dove quotidianamente vengono violati i diritti umani basilari. La Repubblica Araba d’Egitto è proprio la nazione con la quale l’Italia transa – spensieratamente – proprio le intese sugli armamenti. Al secondo posto compare il Turkmenistan, dittatura totalitaria monopartitica,  e completa il podio il Pakistan, Repubblica islamica.

Per quanto riguarda invece le importazioni totali registrate, queste risultano pari a 214 milioni di Euro, dei quali il 68%, ossia la maggioranza, dagli Usa e per il 14% provenienti da Israele, partner principale degli Stati Uniti, da questi sovvenzionato per la ricerca sulle tecnologie militari di alta precisione.

Grafico ripreso da Sipri.org

Nel mentre, dalla Svezia, il Sipri, istituto indipendente per gli studi sui conflitti e gli armamenti, ha lanciato un nuovo video di riflessione – titolato “Come garantire il controllo umano sulle armi autonome” – che fa il punto sulle sfide poste dall’autonomia (armamenti a comando remoto) nei sistemi bellici, ed esplora come queste sfide potrebbero essere affrontate dagli Stati. Il video è uscito in vista del Forum di Berlino 2020 a sostegno del gruppo di esperti governativi sui sistemi letali di armi autonome.

CHI E’ LEONARDO SPA: Leonardo (ex Finmeccanica) produce una gamma di attrezzature aerospaziali, di sicurezza e di difesa, inclusi elicotteri, sistemi aeronautici, armi navali e terrestri ed elettronica militare. Con sede in Italia, Leonardo è di proprietà statale al 30,2 %. Si colloca all’ottavo posto nella top 100 delle società di difesa, stilata da SIPRI, con vendite di armi per 8,86 miliardi di dollari nel 2017. Le sue divisioni Elettronica e Sicurezza informatica sono un fornitore affermato nel settore della difesa in Arabia Saudita, fornendo una gamma di servizi, incluso il supporto per l’Eurofighter Typhoon.

CHI E’ SIPRI: Sipri è un istituto internazionale indipendente dedicato alla ricerca su conflitti, armamenti, controllo degli armamenti e disarmo. Istituito nel 1966, Sipri fornisce dati, analisi e raccomandazioni, basate su fonti aperte, a responsabili delle politiche, ricercatori, media e pubblico interessato. Con sede a Stoccolma, Sipri è regolarmente classificato tra i think tank più rispettati in tutto il mondo. L’istituto è stato istituito sulla base di una decisione del Parlamento svedese e riceve una parte sostanziale del suo finanziamento sotto forma di una sovvenzione annuale da parte del governo dello stesso Paese.

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