Edera, la rivista fiorentina scritta da giovanissimi autori

Edera racconta – I miei 20 anni: intervista live con Claudio Bisio
foto ©EderaRivista – riproduzione vietata

Un’intervista per raccontare chi sono e quali obiettivi si pongono

di Laura Sestini

Conosco personalmente alcuni di questi ragazzi, con i quali talvolta ho collaborato per tematiche a me care; quindi presentare il loro lavoro vuole andare al di là di una mera pubblicità alla rivista. Quello che mi preme è sottolinearne l’impegno, l’onestà intellettuale e plaudire per le tematiche affrontate di volta in volta. Lo strumento giornalistico dell’intervista, dove loro raccontino direttamente chi sono, mi è parso il mezzo più efficace anche a tutela del lettore, che dalle loro stesse parole può farsi un’idea più razionale, senza sfumature affettive della conoscenza diretta. (Le risposte sono corali, quindi R.E. sta per Redazione Edera). Laura Sestini

Edera Rivista è già al suo quarto anno di pubblicazione: quali sono stati i presupposti per la sua nascita?

R.E.: Inizialmente eravamo semplicemente un gruppo di amici, alcuni compagni di liceo, alcuni di università, altri di spogliatoio calcistico. Avevamo in comune la passione per la scrittura, e abbiamo deciso di buttarci in un mondo per noi fino a quel momento sconosciuto. Inizialmente non è stato facile, ma piano piano abbiamo capito come muoverci e una volta ingranata la marcia è stato bellissimo

Siete un gruppo di redattori, grafici, fotografi, correttori di bozze eccetera, tutti molto giovani: in quale fascia di età rientra la squadra di redazione? Volete presentarvi?

R.E.: Siamo una redazione under 30 (anche se non ancora per molto!) composta da 15 persone. La nostra direttrice responsabile è Lisa Ciardi, che lavora per La Nazione, il resto siamo universitari di diversi indirizzi, da comunicazione a scienze motorie, da agraria a scienze politiche.

Ogni componente ha una specifica competenza, ci sono dei gruppi pre-costituiti in base alle tematiche da affrontare, oppure ogni volta si organizza un gruppo di lavoro secondo le esigenze e le disponibilità?

R.E.: Per ogni compito ci sono delle persone di riferimento. I grafici si occupano dell’impaginazione del numero, alcuni si occupano della correzione degli articoli, altri riguardano le bozze, e altri ancora della progettazione di eventi. Nonostante questo siamo abituati ad affrontare qualsiasi cosa insieme, ci ritroviamo e decidiamo come operare. Sicuramente è questa la nostra forza.

Come sono scelti gli argomenti sui quali fare ricerca e da pubblicare?

R.E.: In base a ciò che ci accade intorno, a ciò che ci piacerebbe conoscere e raccontare senza alcun tipo di filtro. L’abbiamo fatto con il terremoto di Amatrice, con la lotta curda e con il caporalato a Latina, e continueremo a farlo. Non abbiamo una linea editoriale fissa poiché tanti contributi in ogni numero ci arrivano dall’esterno, e questo ci dà un’enorme soddisfazione.

A quali tematiche si indirizza preferibilmente Edera? E soprattutto a chi si rivolge principalmente?

R.E.: Trattiamo di moltissimi argomenti, dall’attualità alla musica, dall’arte alla scienza, cerchiamo di spaziare il più possibile senza entrare nel discorso politico/partitico, cercando di raccontare ciò che ci circonda senza filtri, da ragazzi per ragazzi. Il nostro target è più o meno universitario, ma la rivista può essere letta veramente da tutti, grandi e giovani.

Perché una rivista cartacea nell’era del digitale? Qual è il bacino geografico di utenza e come è distribuita la rivista?

R.E.: La nostra è una sfida, siamo consapevoli che il momento per il cartaceo non è dei migliori (per usare un eufemismo), ma siamo convinti che con contenuti importanti e voglia di fare ci sia ancora spazio per un giornalismo sincero e indipendente. Nelle edicole la distribuzione la facciamo noi con macchine e motorini, per questo non le copriamo tutte. Con gli abbonamenti invece copriamo tutta Italia, infatti quasi il 50% degli abbonati risiede fuori dalla Toscana.

Si può affermare che il vostro modo di farvi conoscere, di pubblicizzarvi, almeno nell’ambito metropolitano di Firenze, è senz’altro differente dalle altre testate, tantoché organizzate dei veri e propri eventi, di differenti tipologie, che pare raccolgano molto consenso: per quale motivo avete scelto questa modalità?

R.E.: Perché fondamentalmente è quello che ci piace fare e quello che consente alla nostra rivista di essere conosciuta da un numero sempre maggiore di persone. Spaziamo da workshop a interviste live (per esempio con Bisio e Fresi), fino a veri e propri festival e feste. Fino ad ora la partecipazione del pubblico è stata notevole, e questo ci spinge a voler fare sempre di più. Si crea un’atmosfera incredibile, che ripaga di ogni sforzo effettuato.

C’è tra i vostri obiettivi l’intenzione di allargare l’orizzonte a differenti target di lettori? Quanto è difficile riuscire a indurre le persone alla lettura, sapendo che in Europa gli italiani occupano gli ultimi posti in classifica?

R.E.: Sicuramente abbiamo trattato argomenti che si rivolgono a target diversi. È vero che oggi pochi leggono, soprattutto il cartaceo, ma siamo convinti che con contenuti validi questa soglia si possa alzare. Negli ultimi numeri abbiamo intrapreso una collaborazione con Aria, un’app che permette di animare immagini all’interno della rivista. In questo modo uniamo carta e contenuti digitali, cercando di proporre un qualcosa di nuovo ed originale.

Quali riflessioni hanno suscitato in voi questi anni iniziali di pubblicazione?

R.E.: Quello che diciamo sempre all’inizio degli eventi, ovvero che sinceramente non sappiamo bene come andrà a finire la nostra realtà, come si evolverà nel tempo e quali strade prenderanno le nostre vite. Però l’importante è andare, proporre idee, fare cose interessanti, in modo da lasciare qualcosa di tangibile. Una delle cose più soddisfacenti è sicuramente la risposta delle persone alle nostre iniziative, e il fatto di essere diventati, nel nostro piccolo, una realtà considerata e conosciuta a Firenze.

Nella squadra tutti sono intenzionati a proseguire la professione in ambito giornalistico, oppure questa esperienza potrà essere solo una parentesi di gioventù?

R.E.: Domanda da un milione di dollari. Sicuramente è ben più di una parentesi di gioventù, in quanto far parte di Edera non significa solo scrivere articoli, ma fare tante altre cose che girano attorno a un semplice numero. Sarebbe pazzesco far diventare Edera il nostro lavoro, non sarà facile, ma siamo ambiziosi!

Quali consigli vorreste dare ai giornalisti più anziani, per rendere migliore il giornalismo italiano – settore professionale ormai in discesa libera da più punti di vista?

R.E.: Più che un consiglio è un invito a un giornalismo vero, sincero, privo di condizionamenti o di schieramenti predefiniti. È vero che con l’ascesa dei social il giornalismo ha subito un crollo, ma forse è anche colpa della qualità dello stesso che per vari motivi è calata con il tempo. L’informazione nel mondo di oggi è fondamentale, tra le tante fake news che ci circondano, e il ruolo del giornalista è quanto mai importante. Quindi viva l’informazione spontanea, dal basso, reale.

https://ederarivista.it

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