Dopo

Dopo. Foto di Salvatore Pastore (foto gentilmente fornita dall’ufficio stampa del Funaro, vietata la riproduzione)

Confesso che ho vissuto

di Simona Maria Frigerio

Il Funaro di Pistoia, le attività del piccolo ma vivace Centro Culturale finalmente riprendono. Tra tanti laboratori, la biblioteca, gli spettacoli per bambini e col debutto ‘a solo’ del teatro esperienziale ( o sensoriale come lo autodefinisce) di Gabriella Salvaterra – già componente del Teatro de los Sentidos di Enrique Vargas, più volte ospite della realtà pistoiese.

Vicina al mood di Louise Bourgeois, a quelle stanze/installazioni che raccontavano, insieme all’intimità di immaginari abitanti, le angosce della stessa artista, Salvaterra ci conduce in un labirinto della mente tra ricordi d’infanzia, cocci di vita, rimandi filmici, sogni infranti – o abbandonati in un acquaio.

Senza utilizzare un preciso testo drammaturgico, a differenza, ad esempio, del racconto su Janina Turek, la casalinga di Cracovia protagonista di Rzeczy/Coseperformance culto di Deflorian/Tagliarini – ma basandosi solamente sulla suggestione della ricostruzione ambientale, Salvaterra riesce a farci assaporare l’intimità dell’altro da sé senza farci vergognare – come dovrebbe accadere ai superficiali voyeur da reality. Gli oggetti sono il medium per un contatto fisico e affettivo tra il nostro vissuto e i ricordi di un’intera generazione, oggetti e arredi che incombono pregni della memoria grondante di porcellane sbeccate, fotografie ingiallite, abiti sgualciti, letti sfatti (la stanza forse più perturbante), corridoi di specchi (quasi ci si trovasse nel finale di La signora di Shanghai di Orson Welles) e statuine che, posizionate su precari carillon, girano su se stesse ricreando un fantasmatico teatro delle ombre (il finale quasi magico, forse l’autentico ritorno all’infanzia e ai suoi giochi).

Impossibile ritrovarsi tra i marosi di tante cose, minute, senza ritornare alle pagine di Arundhati Roy e del suo Dio delle piccole cose. Si potrebbe trascorrere ore in silenziosa contemplazione, ascoltando il ritmo di quelle gocce d’acqua che ticchettano scorrendo come lacrime di cielo, come gocce di fiume – quel fiume/vita che, lentamente, va verso il mare, il tutto, il nulla.

Unica nota stonata la richiesta stucchevole di chiedere perdono: la vita scorre, mai guardarsi indietro – il fiume non torna mai alla sorgente.


Lo spettacolo è andato in scena:
Il Funaro Centro Culturale
via del Funaro, 16 – Pistoia
da giovedì 24 a domenica 27 settembre 2020
orari: dalle ore 19.00 alle 22.00, per 3 spettatori alla volta (entrata ogni 10 minuti, durata 45 minuti circa)
per tutti gli spettacoli: prenotazione obbligatoria scrivendo a info@ilfunaro.org o telefonando al numero 0573 977225 (da martedì a venerdì, dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00, lunedì dalle ore 16.00 alle 19.00)

Dopo
installazione sensoriale
a cura di Gabriella Salvaterra
(prima regionale)


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