Diritti umani e CEDU: conflitto di interessi?

Il presidente della Corte Europea dei Diritti Umani, Róbert Ragnar Spanó (sinistra),
in visita nella Repubblica di Turchia, insieme al Presidente turco Erdoğan (destra)

La demagogia dei formal speech e delle lauree ‘honoris causa

testo e traduzione di Laura Sestini

A seguito della visita ufficiale del neo Presidente della Corte Europea dei Diritti Umani – l’islandese Róbert Ragnar Spanó – in Turchia dal 3 al 7 settembre scorso, numerose sono le proteste che si sono sollevate dai partiti di opposizione turchi e dalle organizzazioni dei diritti umani, entro e fuori il Paese anatolico.

Ricevuto ufficialmente nel complesso presidenziale dal Presidente Recep Tayyip Erdoğan – in assenza dei media – unitamente al Ministro della Giustizia Abdulhamit Gül, in seguito Spanò ha incontrato anche il Presidente della Corte Costituzionale Zühtü Arslan, dal quale ha ricevuto i complimenti per la sua recente elezione. Infine il Presidente Spanó ha ricevuto gli onori di casa dal Presidente della Grande Assemblea Nazionale della Turchia, Mustafa Şentop. 

La visita di Spanó in Turchia desta numerosi quesiti, in particolare se rapportati alla scomparsa dell’avvocatessa dell’Associazione degli Avvocati Progressisti (Çağdaş Hukukçular Derneği, ÇHD) Ebru Timtik (il 27 agosto) – dopo uno sciopero della fame durato 238 giorni – e al rigetto dell’istanza, presentata subito dopo alla CEDU, per la liberazione dell’avvocato Aytaç Ünsal al 212° giorno di digiuno – compagno di lotta della giovane avvocatessa per i diritti umani scomparsa. L’argomentantazione al rifiuto per Aytaç Ünsal sarebbe che l’avvocato detenuto non è in imminente pericolo di vita. La stessa motivazione era stata data dalla 37° Corte d’Assise di Istanbul per Ebru Timtik, deceduta, poi, in breve tempo.

Ma con un colpo di scena degno di un film d’azione, contro ogni previsione, il 3 settembre – all’arrivo di Spanó in Turchia – Aytaç Ünsal è provvisoriamente scarcerato e riportato a casa per le cure dovute – libero fino alla stabilizzazione della sua salute e del suo corpo, arrivato a pesare solo 30 chilogrammi.

Le molte domande a questi inconsueti movimenti rimangono senza risposta, ma inducono a pensare che si voglia nascondere la polvere sotto il tappeto per apparire subdolamente più ‘puliti’ agli occhi della comunità internazionale, che in questo momento segue le vicende di scambio diplomatico tra l’Europa dei diritti umani e la Turchia.

A suggello della visita del Presidente della CEDU in Turchia, all’Università Statale di Istanbul Spanó è stato insignito di una laurea honoris causa in Giurisprudenza, dalla stessa istituzione che dal 2016 ha espulso oltre 190 docenti, compresi i più autorevoli. Fra loro l’illustre giornalista e accademico Mehmet Altan, incarcerato per due anni e poi scagionato senza essere reintegrato nell’incarico; circa 6 mila i docenti espulsi dalle università turche negli ultimi quattro anni.

A conclusione della visita in Turchia, Spanó si è recato nella città a maggioranza curda di Mardin, accompagnato da Saadet Yüksel, fratello di Erdoğan ed ex parlamentare dell’Akp, e dall’ex giudice Cüneyt Yüksel, che rappresentava la Turchia presso la Corte di Strasburgo.

Dalle numerose proteste di politici e difensori dei diritti umani di questi giorni scaturisce una lettera aperta al Presidente Spanó – firmata dalla collega giornalista Nurcan Baysal, che riportiamo integralmente – per la richiesta di sue dimissione dalla CEDU, documento al quale intellettuali e detenuti politici coralmente si uniscono.

Gentile Sig. Spanó,

La sua visita in Turchia la scorsa settimana ha profondamente deluso coloro che lottano per i diritti umani, la democrazia, l’uguaglianza e lo Stato di diritto. La sua visita nel mio Paese, dove lo Stato di diritto è ignorato e centinaia di migliaia di persone sono illegalmente detenute, avrebbe potuto essere molto diversa. Con la tua visita, avrebbe potuto dare potere a persone e istituzioni che lottano per i diritti umani, la democrazia, l’uguaglianza, la libertà e l’indipendenza giudiziaria, e avrebbe rinnovato la loro fede nella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che è diventata un meccanismo di soccorso per migliaia di persone di fronte all’illegalità in questo Paese. Tuttavia, trascurando i principi del tribunale che lei presiede, uno dei più preziosi tribunali per i diritti umani al mondo, ha scelto un’altra strada.

L’Università di Istanbul, dove ha ricevuto, durante la visita, la laurea honoris causa, ha licenziato illegalmente 192 accademici per decreto. L’Accademia della Giustizia (Adalet Akademisi), dove lei ha tenuto un discorso, non si è pronunciata quando 4.260 giudici e pubblici ministeri sono stati licenziati negli ultimi quattro anni e non ha lottato per i loro diritti quando in migliaia sono stati rinchiusi in prigione. Negli ultimi anni la Corte Costituzionale e la Corte Suprema che lei ha visitato hanno dato scarsi risultati in materia di diritti umani e Stato di diritto. Infine, il governatore della provincia meridionale di Mardin, che ha incontrato, è stato nominato dal governo in sostituzione di Ahmet Türk, eletto democraticamente con oltre 200 mila voti.

Gentile Sig. Spanó,

La Turchia sta attraversando un terribile periodo buio, con centinaia di persone che aspettano giustizia da molti anni. Quando ha visitato il mio Paese, avrebbe dovuto ascoltare le persone e le istituzioni che lottano per i diritti umani, nonché le organizzazioni non governative. Invece ha incontrato funzionari statali e del partito al governo ma ha deciso di non unirsi alle persone che sono vittime delle pratiche dello Stato e del governo, gettando una grande ombra sulla sua imparzialità e sulla stessa CEDU.

Gentile Sig. Spanó,

Il sistema giudiziario e lo Stato di diritto sono stati distrutti nel mio Paese da molto tempo. Centinaia di migliaia di persone, politici, difensori dei diritti umani, giornalisti e scrittori sono in prigione. Per cosa? Perché sono contrari al governo, perché vogliono la pace, perché vogliono la libertà, perché la pensano diversamente da chi è al potere, perché scrivono, perché raccontano “i bambini stanno morendo”; a volte perché indossano una sciarpa giallo-rosso-verde che simboleggia la cultura curda; a volte perché cantano una canzone curda. I loro casi, compreso il mio, un giorno arriveranno alla CEDU. Come giudicherà questi casi contro il governo turco? In qualità di difensore dei diritti umani e giornalista, come posso fidarmi della sua imparzialità quando il mio caso arriverà alla CEDU, Onorevole Spanó?

Il mio caro amico Osman Kavala – filantropo turco e attivista per i diritti umani – è ingiustamente in prigione da 1.044 giorni, nonostante la decisione della CEDU di liberarlo. Ci pensi, signor Spanó, il suo arrivo avrebbe potuto portare speranza ai nostri amici che contano i giorni e le ore in cella. Il suo arrivo avrebbe potuto essere una piccola luce di speranza per Kavala, Selahattin Demirtaş, Ahmet Altan e molti altri. Nonostante i verdetti della CEDU che chiedono il loro rilascio, Demirtaş e Kavala sono ancora dietro le sbarre, ed è per questo che la sua visita, francamente, mi fa arrabbiare. Con il suo viaggio ha fornito legittimità al regime oppressivo in Turchia che ignora le decisioni del tribunale, che lei rappresenta, e ha minato i principi della CEDU.

Signor Spanó, c’è un distretto a Mardin – dove lei ne ha incontrato il Governatore – che si chiama Nusaybin. L’ultimo coprifuoco a Nusaybin è iniziato il 14 marzo 2016 ed è durato 134 giorni. Quasi cento persone sono morte in questi 134 giorni, e i sei quartieri più popolosi di Nusaybin sono andati completamente distrutti. Oltre 45 mila residenti di Nusaybin sono rimasti senza casa. Alcuni dei corpi non sono mai stati trovati. Se andasse a Nusaybin, che dista solo mezz’ora da Mardin, Signor Spanó, vedrebbe le lapidi numerate al cimitero. Appartengono a coloro la cui identità non può essere determinata a causa di una mancanza di integrità fisica che li rende irriconoscibili. Anche dopo cinque anni di conflitto, vedrebbe genitori alla ricerca di un pezzo, anche un solo osso dei loro figli.

Ma lei ha scelto di vedere altro, non quelli che cercano giustizia, non quelli che cercano i diritti dei loro figli. Ha scelto di non sentire la voce della giustizia sussurrata a noi dai cimiteri e dalle prigioni di questo Paese. Piuttosto, ha scelto di essere ‘onorato’ da uno Stato che viola sistematicamente i diritti umani e lo Stato di diritto, crimini spesso condannati dalla CEDU.

Lei ha danneggiato non solo il suo onore, ma anche quello della Corte che rappresenta, istituzione che ha sostenuto la scoperta di molte fosse comuni e omicidi irrisolti in questo Paese ed è stata una speranza per i cittadini in cerca di giustizia sin dagli anni 90.

Penso che questa macchia sulla CEDU possa essere cancellata solo dalle sue dimissioni.

Nota di aggiornamento al 17 settembre 2020: Nei giorni scorsi, la 16° Sezione della Corte di Cassazione turca ha confermato le condanne a carico dei 18 avvocati dell’Associazione Avvocati Progressisti ( Çhd), di cui faceva parte Ebru Timtik. Tra questi risulta anche Aytaç Ünsal, condannato in appello a 10 anni e sei mesi di detenzione con l’accusa di terrorismo.

Inoltre, sono stati emessi nuovi 55 mandati di arresto contro avvocati (48 avvocati e sette praticanti) con l’accusa di terrorismo per avere difeso appartenenti alla organizzazione FETHO, quella di Fethullah Gülen, indicata come responsabile del presunto colpo di stato del 15 luglio 2016.

Tradotto dall’articolo originale:

https://ahvalnews.com/nurcan-baysal/open-letter-echr-president-robert-spano?language_content_entity=en

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