Dalla speranza alla necessità

A sinistra Walter Passerini, al centro Ermete Realacci,
a destra Filippo Ferrantini della Cooperativa Erse
Foto di ©Associazione Culturale Pensiamo Insieme – riproduzione vietata

Al Festival del Pensare 2020 si parla di economia verde con Ermete Realacci e Walter Passerini

di Laura Sestini

Sul palco installato nell’area pedonale del centro di Cecina, in provincia di Livorno, davanti a un pubblico numeroso – segno che sembra indicare finalmente la presa di coscienza di una opportuna svolta ambientale ecologica e sostenibile – Walter Passerini, giornalista economico de La Stampa e docente universitario, ed Ermete Realacci, ambientalista, politico, Presidente della Fondazione Symbola e onorario di Legambiente, esaminano e propongono al pubblico alcune tematiche obbligatorie del futuro post-pandemia.

Prendendo spunto da un saggio scritto dalle penne di 12 autori – tra i quali Passerini e Realacci – dal titolo Basta chiacchiere! Un nuovo mondo del lavoro, tentativo di ricapitolare i punti più importanti dell’universo lavoro che verrà e che – aggiunge Passerini – non è detto sia peggiore di quello conosciuto finora, il talk è modulato su domande/risposte Passerini/Realacci.

Per iniziare si ricorda Giulia Maria Crespi, scomparsa recentemente a 97 anni, fondatrice del Fai – Fondo ambiente italiano – la cui figura si compara a quella di Greta Thunberg, come sua futura erede.

Ma entriamo nel vivo della discussione. Cosa significa green economy? Può essere considerata in qualche modo un ossimoro, una contraddizione? Se green può essere sinonimo di speranza di fare qualcosa per l’ambiente, al contrario economy è un modo di affrontare la realtà dove vince il business: come possono allora andare di pari passo questi due concetti antitetici? Può il green diventare business e, allo stesso tempo, essere utile alla comunità?

“In realtà – sottolinea Ermete Realacci – molte cose sono cambiate in questi ultimi anni. Oggi chi vuole scommettere su una ripresa deve puntare in un’altra direzione. Alexander Langer – dirigente ambientalista – sosteneva, già 25 anni fa, che la conversione ecologica si sarebbe affermata quando la collettività ne avrebbe sentito il desiderio – non a causa della paura, bensì per una spinta positiva. Ecco il ruolo a cui si ricollega Greta Thunberg, alla quale – noi adulti – dobbiamo delle risposte concrete. Oggi una parte importante dell’economia sta cambiando strada, molto più di quanto percepisca la politica e l’opinione comune. Per esempio, Enel da alcuni anni sta perseguendo un cambio di rotta molto netto, puntando tutto sulle energie rinnovabili (sarà per questo che gli oneri di sistema risultano nelle bollette così esosi? n.d.g.). Enel Spa è tra le due aziende di elettricità leader al mondo, che usa più fonti rinnovabili, motivo che la rende molto forte economicamente in Borsa, in vista dell’obiettivo di azzerare entro il 2050 le emissioni di CO2. Fino a qualche anno fa gli industriali italiani invidiavano il nucleare francese; adesso, al contrario, sono i francesi che invidiano l’energia verde italiana”.

Si procede con le domande che pone Passerini a Realacci, e si accenna a Trump e alla propaganda politica per il carbone statunitense che – insieme al tema anti-immigrazione dal Messico – nonostante sia stato tra i cavalli di battaglia per vincere le elezioni, vede le aziende di elettricità statunitensi puntare anch’esse sulle energie rinnovabili.

Al talk si introduce il Manifesto di Assisi – un’iniziativa promossa dalla Fondazione Symbola – ossia, una nuova alleanza di soggetti diversi per la lotta al cambiamento climatico e l’azzeramento dei gas serra entro il 2050 – che s’ispira anche all’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco. Il primo incontro si è tenuto ad Assisi a gennaio 2020 – da qui il nome – e vede tra i firmatari (che hanno già raggiunto quota 2 mila), il Convento di San Francesco d’Assisi e il notiziario online San Francesco, oltre a soggetti politici, istituzionali, imprenditoriali ed Enti no profit. L’evento di Assisi si è svolto – casualmente – in parallelo al summit di Davos, dove i potenti del mondo, di cui il segmento economico è la parte preponderante, s’incontrano da 50 anni per discutere le priorità a livello globale: quest’anno, quasi esclusivamente su tematiche ed emergenze ambientali; difatti è oramai indispensabile, anche se non scontato, che l’economia non parli solo di profitti o di crisi economiche (https://www.ilsole24ore.com/art/davos-2020-cos-e-e-perche-e-nata-riunione-dell-elite-mondiale-ACkjD5CB).

“E’ giunto quindi il momento – aggiunge Realacci – di un’economia a misura d’uomo, sia globalmente che localmente, in grado di affrontare le crisi del futuro, che produca lavoro e sia inclusiva, non lasciando indietro nessuno; un’economia che ricominci dai territori – dai borghi – poiché quest’ultimi sono la vera anima dell’Italia, l’identità del nostro Paese. Sotto i campanili dei borghi si produce l’Italia bella e di qualità, quindi una effettiva scommessa per il futuro. Durante il periodo della pandemia abbiamo riscoperto l’equilibrio dei territori – aree dove l’economia, sia essa agricola o turistica, legata ai piccoli Comuni, affonda le proprie radici. Ecco, questa è l’economia del futuro, che si incrocia con il digitale, le nuove tecnologie, oltre a bellezza, coesione e onore”.  

Walter Passerini chiede a Realacci – ex appartenente al Partito dei Verdi – come mai in Italia il movimento verde non abbia mai attecchito veramente rispetto alle altre nazioni europee – con percentuali di voto sempre sotto al 5%. Domanda alla quale l’ambientalista ha risposto facendo notare che uno dei problemi italiani, a livello politico, è legato alla leadership, sempre schiava delle idee del passato.

Si procede per oltre un’ora con differenti quesiti, su ecomafie e rifiuti, il futuro della mobilità, che per Realacci è tout court elettrica (Symbola, la Fondazione presieduta da lui stesso, collabora con Enel e Fca – la fusione di Fiat con Chrysler), sul fatto che l’Italia sia la prima economia circolare in Europa – non per i rifiuti domestici, bensì per quelli industriali e di materie prime – mentre Milano, insieme a Vienna, la prima città in Europa per la raccolta differenziata del rifiuto organico, e ancora sull’importanza degli alberi per la qualità dell’aria urbana e della xylella che distrugge gli ulivi in Puglia.

Secondo Realacci il circuito virtuoso italiano succitato non è dovuto a leggi, ma al Dna di un paese povero di materie prime, che rimette in circolo – spontaneamente – gli stracci di Prato, i residui delle cartiere del lucchese e i rottami di Brescia, fonti di energia generati dall’intelligenza umana.

Per quanto riguarda l’ambito delle ecomafie, da dove nascono denaro e potere, Realacci è il promotore e il primo firmatario della legge sugli ecoreati, promulgata solo nel 2015, dopo che già dalla fine degli anni 80 Carmine Schiavone – amministratore del clan dei Casalesi – rilasciava ammissioni sui rifiuti tossici in Campania.

Il talk – dove tra una domanda e l’altra i relatori hanno lanciato gag pubblicitarie sul libro di cui abbiamo accennato all’inizio – è risultato piacevole nell’insieme, ricco d’informazioni utili da sapere, tra eccellenze e difetti italiani.

Ciò che non ci ha persuaso – da giornalisti che non credono a tutto ad occhi chiusi – è l’inderogabile convinzione che ha dimostrato Realacci su tutti gli argomenti che sono stati trattati. Tra i nostri dubbi, la mancanza di contraddittorio – ma probabilmente non era la sede giusta – che, per esempio, citasse sì la mobilità del futuro con le batterie elettriche, ma anche la soluzione – al momento ancora lontana – dello smaltimento delle stesse batterie al litio delle auto elettriche, che vanno a inquinare il continente africano.

Inoltre, con sorpresa, alle domande del pubblico, Realacci ha lasciato i presenti all’asciutto di risposte sul 5G – la comunicazione di quinta generazione sulla quale alcuni hanno chiesto chiarimenti. Su dette domande – peraltro né polemiche né provocatorie – il Presidente di Symbola è stato totalmente evasivo, reputando i timori dei comitati anti-5G fasulli, e indirettamente screditando le tesi di autorevoli istituti di ricerca sui tumori, quali il Ramazzini di Bologna; tergiversando altresì sulla questione del Tap (Trans adriatic pipeline), che nessuno tra i presenti ha capito che nesso avesse col 5G, ma senza alcun dubbio –  dato il suo esprimersi molto eloquentemente – essendo a favore della futura comunicazione digitale a onde millimetriche di quinta generazione.

Per approfondire:

https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/eventi/l-italia-che-verrà-il-manifesto-di-assisi-contro-la-crisi-climatica-49080

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