Cura Italia: la roulette del blocco dei mutui prima-casa

Foto di Laura Sestini – @riproduzione vietata

Chi è più debole economicamente ha molte probabilità di essere escluso

di Laura Sestini

Che l’Italia sia terra di risparmiatori è ampiamente risaputo, siamo i primi in Europa e nei piani alti della classifica mondiale, tanto che qui da noi – incredibile – viene accantonato quasi il doppio rispetto ai nostri concittadini UE.

Paese di artisti certo, e anche di navigatori ma altresì intimamente legati alla famiglia e alla propria dimora, che funge da rifugio soprattutto in tempi bui come questo, gli italiani hanno il risparmio privato tra i più elevati al mondo, a bilanciamento forse di una sottile sfiducia in uno Stato sempre indebitato a destra e a manca, o anche da destra, da sinistra e dal centro – per i partiti politici che nel tempo si sono succeduti ad amministrare le casse pubbliche.

Il sogno della casa di proprietà è del 75% della popolazione, tanto riporta l’ultimo rapporto dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia – basato sui dati del 2016 – con un valore medio di €162.000 a immobile. Tre famiglie su quattro vivono in un immobile di proprietà per un totale di un patrimonio immobiliare privato del valore di oltre 6mila miliardi di Euro.

Un capitale che andrebbe tenuto da conto e valorizzato anche dal punto di vista etico, soprattutto da uno Stato che agisce più come cicala che formica e con molti scheletri nell’armadio – parliamo dei lavori pubblici lasciati incompiuti. Uno dei pilastri dello Stato sono proprio i cittadini proprietari e risparmiatori, anche se il merito finisce spesso trascurato.

L’argomento delle prime case è centrale in questi foschi giorni di distanziamento sociale per uno dei punti chiave del decreto Cura Italia che verte proprio sui finanziamenti d’acquisto, e la possibilità di blocco del pagamento delle rate fino a 18 mesi, secondo specifici profili, usufruendo del Fondo di Solidarietà per i mutui – il Fondo Gasparrini – rimpolpato con 400 milioni di Euro dal decreto stesso, approvato il 16 marzo scorso.

Ma cosa prevede realmente questo punto del provvedimento a sostegno sociale delle famiglie e dei lavoratori costretti all’immobilità, e quindi ai mancati introiti economici, a causa della diffusione del Covid-19?

Il provvedimento di emergenza, che inizialmente sembrava un’agevolazione democratica e solidale alle complicazioni repentine sopravvenute nella vita di tutti, man mamo che si dipana si mostra come una matassa aggrovigliata di vincoli – ma ordinatamente divisa per categorie professionali – che, mentre si cerca di trovare il paragrafo giusto che riguarda il proprio settore lavorativo, contemporaneamente allontana il miraggio di un aiuto. E badate bene: è solo un blocco delle mensilità, non un taglio alle rate, uno slittamento temporale che in questo momento darebbe modo di stare meno in ansia al manifestarsi di un futuro piuttosto incerto. 

Quindi, prendiamo ad esempio un professionista a partita Iva. Costui/ei potrà usufruire dell’agevolazione solo in caso di mancato guadagno – documentabile – del 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019, con mutuo non superiore a € 250.000, e se, punto maggiormente critico, non sia indietro con le rate oltre i 90 giorni. Il quesito è obbligatorio: se un lavoratore fosse indietro con le rate del mutuo prima casa di 120 giorni/4 mesi, è plausibile che fosse già in difficoltà per qualche motivo? Le cause in buonafede potrebbero essere numerose e anche con molta buona volontà questo vincolo risulta davvero discutibile. Si può decidere di non sostenere, in un periodo di blocco del lavoro, una persona già in difficoltà? È obbligatorio ricordare, come già affermato, che le rate slittano solo di alcuni mesi – non sono cancellate – un po’ come tutte le cartelle esattoriali, le varie rottamazioni, le scadenze tributarie, oltretutto bloccate solo in conto capitale ma non degli interessi maturati, che dovranno comunque essere corrisposti all’Istituto di credito.

Parallelamente – in mezzo a tutto questo disorientamento – tra nuovi decreti e relativi aggiornamenti, alcuni istituti di credito hanno già intrapreso campagne pubblicitarie inedite per prestiti a piccoli imprenditori in difficoltà, fino a €10.000 a tasso zero (dove sarà l’inghippo?) per l’emergenza coronavirus. Idem il Governo, che spinge le banche al prestito agevolato agli imprenditori – assicurati da Banca Italia con il Fondo di garanzia – fino a 2,5milioni di Euro.  Ma qui arrivati abbiamo già perso di vista l’onestà intellettuale in più punti del percorso, di quelle entità che proprio adesso avrebbero il compito di proteggere e sostenere la società.

Numerosi sarebbero gli esempi di stortura rispetto alle misure economiche – a sostegno? – dei lavoratori e delle famiglie italiane e vorremmo completare il quadro con i limiti alle giovani coppie, spesso sotto i 35 anni, che hanno usufruito del Fondo nazionale di garanzia per i mutui, un’agevolazione all’accensione del finanziamento, e le famiglie neo-proprietarie che lo abbiano acceso dopo il marzo 2019; queste categorie restano al momento, speriamo non definitivamente, fuori dal provvedimento.

Gli esempi riportati facilitano il formarsi di un’opinione su un’azione “punitiva” da parte delle istituzioni verso alcune categorie di cittadini, raggruppati in scomparti discriminanti e ancora una volta non inclusivi. 

Ci sovviene, però, che il più alto organo giuridico della nostra Repubblica, la Costituzione, riporta all’articolo 3 quanto segue: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Si ricorderanno ancora i politici eletti di aver fatto giuramento proprio sulla Legge fondamentale dello Stato italiano?

Tags: #dpcm #curaitalia #mutui

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