Covid-19: i numeri non mentono ma bisogna saperli leggere

Beijing, la Città Proibita. La tartaruga è simbolo di resilienza e longevità. Foto di Luciano Uggè

Pillole di coronavirus

di Simona Maria Frigerio

Ripartiamo dai numeri, quelli che i giornali snocciolano ogni giorno, così come la Protezione Civile, senza però raffrontarli o porsi domande. E mettiamo a confronto due giornate con un numero di positivi similare.

Il 22 marzo avevamo questi numeri: positivi 46.638, ricoverati con sintomi 19.846, di cui in terapia intensiva 3.009, morti giornalieri 651.

Il 22 settembre: i positivi erano 45.489, i ricoverati con sintomi 2.604, di cui in terapia intensiva 239, i morti giornalieri 14.

Il 3 maggio, quando finì il lockdown e si presumeva una curva discendente, avevamo un incremento giornaliero di positivi di 1.389 persone – a fronte delle 1.392 del 22 settembre. Sempre il 3 maggio, i ricoverati con sintomi erano ancora 17.242, di cui in terapia intensiva 1.501, i morti giornalieri 174.


Analisi e ipotesi
Impossibile, a questo punto, dire che qualcosa non sia cambiato – solamente chi voglia speculare su questo virus a scopi politici o economici non vorrà ammetterlo.

Cosa sia cambiato, però, è più difficile da stabilire sia perché la comunità medico-scientifica sembra più divisa che mai e pochi hanno voglia di analizzare i fatti invece di ipotizzare scenari o fare ricerche serie invece di comparire in tivù; sia perché la politica e l’economia paiono perseguire fini altri e non il benessere fisico, ma anche psicologico e lavorativo, delle popolazioni.

Visti i dati, salta subito all’occhio che la situazione sanitaria non è grave; che, a fronte di un aumento dei posti in terapia intensiva (da 5.179 posti tra pubblico e privato – dati del Ministero della Salute – a 6.570 al 7 agosto, con la previsione di raggiungere gli 8.500 entro ottobre), non vi è attualmente una pressione nemmeno paragonabile sul Servizio Sanitario Nazionale; e che, se a maggio, si pensava di poter contenere l’epidemia con dati decisamente peggiori e senza l’efficienza del test and tracking attuale, non si capisce perché non si dovrebbe farlo oggi – fidando finalmente sulla diagnosi precoce (come in Corea del Sud ma con sei mesi di ritardo) e sulla responsabilizzazione dei cittadini che sono consci di quali misure adottare – dal distanziamento interpersonale all’igiene delle mani.

Più difficile ipotizzare perché il virus oggi colpisca meno gravemente. Ma alcune voci si sono sentite al riguardo. Un’ipotesi è che, come già accaduto per l’influenza A, col passare del tempo il virus si adatti all’uomo o l’uomo al virus. In pratica, l’ecosistema ha dei propri meccanismi di ‘autoregolamentazione’ e se un virus vuole continuare a girare, la sua letalità dovrà essere contenuta. In pratica, l’ospite – ossia l’essere umano – deve sopravvivere a lungo e in discrete condizioni per contagiare altri – l’ebola, in fondo, non è un virus efficiente in quanto, a causa dell’alto tasso di letalità, praticamente di autodistrugge e, questo, per l’evoluzione della specie non è un comportamento utile.

Un’altra ipotesi è che, prendendo finalmente in tempo i malati ed evitando l’atteggiamento millenarista dei primi mesi (ossia che di Covid-19 si moriva perché non c’erano cure), conoscendo meglio gli effetti del virus a livello di trombosi, controllando l’ossigenazione sanguigna, eccetera, anche i malati con patologie pregresse e in età avanzata (che sono quelli più gravemente colpiti) possano uscirne meglio e in tempi più brevi (i recenti casi di politici e personaggi del jet set italiano lo dimostrerebbero). Mentre è indubbio che gli anziani e le persone malate stanno più attente, si evita di ricoverare gli affetti da Covid-19 nelle Case di riposo o di richiamare in servizio medici ultrasettantenni, e se la scuola (compresi i nidi) fosse a tempo pieno, evitando il contatto di bambini e ragazzi con i nonni/baby-sitter, probabilmente i contagi tra le categorie a rischio diminuirebbero ulteriormente. Fatto salvo che non si sa per certo se i bambini abbiano una carica virale sufficiente a contagiare chicchessia né se gli asintomatici possano farlo.

Ma in Italia, purtroppo, la politica è quella di salvaguardare i lavoratori di una sola categoria, considerata ‘fragile’ nel suo insieme, ossia la Pubblica Amministrazione – come se fare il cancelliere o l’impiegato postale mettesse a rischio di per sé. Mentre anziani e malati sono costretti a lunghe code in strada (e sta arrivando l’inverno) o a prendere gli appuntamenti a centralini che, spesso, non rispondono, per andare in banca o fare un esame del sangue, pagare un bollettino in posta o fare una pratica in Comune o all’Inps.

E veniamo a un’altra possibilità per questa discrepanza che, forse, solo le statistiche potrebbero chiarire nel lungo periodo. Ossia, la percentuale degli asintomatici. Secondo il Report pubblicato il 3 agosto dall’Istat e relativo a estrapolazioni statistiche sulla base di 64.660 persone che hanno effettuato volontariamente il test sierologico (https://www.istat.it/it/files/2020/08/ReportPrimiRisultatiIndagineSiero.pdf), si evince che le persone che sarebbero venute a contatto con il virus sarebbero in effetti “1 milione 482 mila… il 2,5% della popolazione residente in famiglia (escluse le convivenze), risultate con IgG positivo, che hanno cioè sviluppato gli anticorpi per il SARS-CoV-2… Quelle che sono entrate in contatto con il virus sono dunque 6 volte di più rispetto al totale dei casi intercettati ufficialmente durante la pandemia”.

Facendo un rapido conto, al 27 luglio (data entro la quale doveva pervenire l’esito del test sierologico per detta statistica) i morti erano 35.112 – che, su un totale di positivi accertati di 246.286, significava il 14%, ma su 1.482.000 raggiungeva solo il 2,3%. E se non si fossero fatti errori quali: disincentivare le autopsie, ricoverare i pazienti Covid-19 nelle Case di riposo, essere sguarniti di protezioni adeguate per infermieri e medici e, addirittura, richiamare in servizio quelli anziani, non rendersi conto – più prontamente – che la risposta non era intubare bensì investigare le reali cause di mortalità accorgendosi, ad esempio, delle complicanze quali la trombosi, quale sarebbe, a oggi, il reale tasso di letalità del Covid-19? Se si fossero avuti immediatamente tamponi e reagenti e si fosse imparato dalla Corea del Sud invece di annullare i voli diretti con la Cina credendo di essersi asserragliati al sicuro, quante morti si sarebbero evitate?

Oggi, forse, i dati sono semplicemente più reali.

A vincere è sempre la disinformazione
Quanti italiani hanno in mano i dati succitati? Eppure sono dati reperibili in rete – sebbene per trovarli occorra del tempo. Ovviamente si nota, negli ultimi giorni, un aumento dei ricoveri ma è anche vero che sale l’età dei contagiati – a riprova che questa è una malattia che colpisce gli anziani, oltre che quelli già affetti da altre patologie e, notoriamente, più si invecchia e più è facile essere ipertesi, obesi, malati oncologici o con patologie cardiache. Fare una sana informazione perché i cittadini davvero ‘fragili’ si proteggano evitando figli e nipoti avrebbe più senso che continuare a minacciare di lockdown attività economiche che possono essere fruite da persone giovani e/o sane – purché mantengano la distanza interpersonale di un metro. Dopodiché, ognuno ha imperio sul proprio corpo e nessuno mai, nemmeno per proteggerlo da se stesso, dovrebbe imporre comportamenti lesivi della sua dignità.

Foto di Deirdre Weedon da Pixabay

Il virus referendario
In fondo, continuare a spargere fumo negli occhi della cittadinanza sembra politica vincente, basti guardare al referendum, sul quale prima delle elezioni non ci siamo espressi – da buoni giornalisti – ma sul quale adesso possiamo spendere due righe. Checché ne pensi il Movimento 5 Stelle, non sono loro ad avere vinto (e i dati elettorali del Partito lo confermano) bensì l’antipolitica. Gli italiani pensano che tutti i politici siano uguali, un amalgama informe di persone che vivono a spese dei cittadini. L’ideologia è morta, e con essa è defunto il sogno che “un altro mondo è ancora possibile”.

Gli italiani hanno votato di pancia (come ormai abituati a ragionare: basti guardare all’odio viscerale nei confronti dei migranti, noi popolo di migranti con la valigia di cartone e la pelle scura per i Wasp statunitensi di Ellis Island), pensando solamente al fatto di spendere di meno – senza rendersi conto che l’impatto sulle proprie tasche sarebbe stato di 1,35 Euro. Ma questo è bastato. Quanti italiani hanno compreso che, stando all’attuale legge elettorale (ma in Italia negli ultimi anni è un succedersi senza sosta di leggi elettorali), le minoranze scompariranno (e, visti i numeri delle Regionali, anche il Movimento 5 Stelle dovrà fare le valigie se si passerà dallo sbarramento al 3% a quello al 5%). I partiti potranno controllare meglio la fedeltà alla linea degli eletti (cosa non prevista dal nostro ordinamento ma che diventerà pratica comune visto il numero ridotto delle poltrone) e le voci critiche o dissenzienti saranno azzerate. Anche le discussioni alla Camera e in Senato saranno abbreviate a favore di una maggiore efficienza che, però, non significherà più democrazia. Al contrario, le lobby potranno muoversi meglio e il controllo della finanza e dell’economia sulla politica sarà facilitato.  

I parlamentari avrebbero potuto tagliarsi lo stipendio e avremmo risparmiato comunque 1,35 Euro, ma quell’alternativa non è stata contemplata dalla maggior parte dei partiti. Mentre la cosiddetta sinistra si è fatta un vanto di una decisione intrinsecamente antidemocratica, che azzera le differenze e le minoranze – e anche questo dovrebbe far pensare.

Quanto sarà facile per il potere, sempre più efficientista e distante (Mario Draghi, nel suo recente discorso, è stato applaudito per aver dichiarato: “oggi la politica economica è più pragmatica e i leader che la dirigono possono usare maggiore discrezionalità”), per la Commissione Europea (organo esecutivo e promotore del processo legislativo dell’Ue sebbene non eletto) e per il nostro nuovo Parlamento – impoverito di voci critiche e di minoranze fuori dal coro – far passare leggi e riforme impopolari, si vedrà a breve. Dato che, nel giro di pochi mesi, scadranno sia il divieto di licenziamento sia la cassa integrazione in deroga.

E allora gli italiani che, impauriti dalla pandemia, hanno imparato a stare in coda per qualsiasi bene o servizio e a vederseli persino rifiutare (il divieto di comprare un paio di mutande al supermercato qualcuno se lo ricorda?), a non manifestare (se non in maniera ‘statica’), a non protestare per il divieto di viaggiare, incontrare la persona amata, allontanarsi da casa oltre i 200 metri, stare vicini ai propri malati (peggio che in URSS ai tempi del regime stalinista, tanto deprecato dalla nostra cosiddetta sinistra), come potranno capire questi italiani dove stanno andando se non hanno nemmeno l’intelligenza di leggersi qualche dato, senza fidarsi dei mass media ufficiali?

  
 

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