Cos’è esattamente il 5G?

Illustrazione di Laura Sestini – @riproduzione vietata

Lo sviluppo della comunicazione di quinta generazione inizia nel 2008 (parte prima)

di Laura Sestini

In questo ultimo anno si parla molto di 5G, la tecnologia di comunicazione di quinta generazione, che sta già ‘invadendo’ alcune grandi città italiane, cambiandone i panorami urbani a causa della messa in opera delle infrastrutture necessarie per l’attuazione della rete senza fili, che modificherà completamente – dicono gli esperti – il nostro modo di essere connessi a Internet.

Per capire da dove il progetto sia partito e quali ne siano gli obiettivi, abbiamo cercato di ripercorrerne le tappe principali risalendo fino al 2008, anno in cui la NASA rende nota la sua volontà di procedere in quella direzione. .

Il 4 aprile del 2008, la NASA, l’agenzia governativa civile responsabile del programma spaziale e della ricerca aerospaziale degli Stati Uniti, pubblica un documento che informa della sua partnership con M2Mi* Corporation di cui è cofondatrice: “Secondo i termini di un accordo di ricerca e sviluppo cooperativo, solo il terzo nella storia della NASA, NASA Ames e M2Mi lavoreranno insieme per sviluppare satelliti molto piccoli, chiamati nanosat, per la commercializzazione dello spazio.”

Sempre nello stesso documento si può leggere: “La NASA vuole lavorare con le aziende per sviluppare una nuova economia nello spazio. [….] La quinta generazione, o 5G, incorpora il protocollo Voice Over Internet, video, dati, wireless e un livello di intelligenza macchina-macchina integrato, o M2Mi, per uno scambio e un utilizzo senza interruzioni delle informazioni.”

Nel 2008 anche la Corea del Sud inizia lo studio e lo sviluppo della tecnologia del 5G, tanto che mercoledì 3 aprile 2019 annuncia la sua copertura nazionale, battendo sul tempo Cina e Stati Uniti.

Indubbiamente convinta della necessità di questa nuova avanguardia tecnologica, nel 2012 anche la Commissione Europea finanzia con 50 milioni di Euro uno studio per introdurre la tecnologia 5G in tutta Europa entro il 2020, al quale nel 2013 affianca i progetti 5GrEEn, per una rete di quinta generazione verde, e CROWD per la progettazione di software e reti dense senza fili.

I passaggi della tecnologia di comunicazione mobile

Ovviamente, a questo scopo, l’Europa ha necessità di stringere partnership per attuare il progetto su larga scala e, sempre nel 2013, crea EU5G-PPP (EU Intesa pubblica-privata) per la standardizzazione dei processi in cooperazione con differenti settori chiave, piano che lavora in parallelo con Horizon 2020, finanziando per 700 milioni di Euro la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione della tecnologia 5G.

Qualche anno più avanti, nel 2016, la Commissione Europea lancia un ulteriore progetto di sviluppo, questa volta per le infrastrutture, antenne e trasmettitori necessari alla realizzazione della rete 5G entro il 2020: “per competere nel mercato globale per tutti i cittadini e le attività commerciali, in coordinamento con tutti gli Stati Membri UE”.

Procedendo da Bruxelles – una delle sedi della Commissione Europea – a Roma, qui è l’Autorità Garante delle Comunicazioni (AgCom) incaricata a deliberare studi e resoconti sulla tecnologia 5G che si andrà a sviluppare nel nostro Paese.

Nelle 35 pagine della delibera N. 557/16/CONS di marzo 2018, sugli esiti di un’indagine conoscitiva, risulta spiegato quanto segue: “Dal punto di vista generale, è stato sostanzialmente confermato come lo sviluppo del 5G riguardi un insieme estremamente variegato di servizi e applicazioni, che nel loro complesso non sono riconducibili all’impiego di una sola gamma di frequenze ma piuttosto ad un insieme di varie gamme, aventi ciascuna determinate caratteristiche, con infrastrutture di rete mobile e wireless diffusamente interconnesse con quelle di rete fissa e, in particolare, con quella in fibra ottica e con la possibilità, per talune funzionalità ed impieghi particolari, di collegamenti realizzati attraverso l’uso di reti satellitari. [….] Le nuove reti 5G dovranno soddisfare le esigenze di tutti i nuovi casi d’uso, come l’IoT (Internet of Things), incluse le comunicazioni di tipo M2M (Machine to Machine) e supportare tutti i principali settori verticali (c.d. verticals), e le applicazioni cosiddette critiche. [….] Secondo la GSMA (GSM Association – rete mondiale degli operatori telefonici), sono cinque gli obiettivi dell’industria del mobile che saranno conseguiti con il nuovo ciclo tecnologico e di business abilitato dal 5G: connettività illimitata per tutti, reti innovative, trasformazione digitale dei mercati verticali, trasformazione dell’experience del mobile broadband e lancio massivo di nodi di IoT intelligente per diversi scenari (ndr- senza elencare quali). [….] I servizi di comunicazione impiegati per la sicurezza e la protezione pubblica rappresentano inoltre, secondo alcuni, uno degli ambiti che possono maggiormente trarre beneficio, sia in termini prestazionali che funzionali, dalla disponibilità delle infrastrutture 5G e dalla realizzazione di soluzioni a supporto delle forze dell’ordine e in generale per offrire maggiore sicurezza ai cittadini. Le soluzioni tecnologiche che saranno dispiegate a tal fine sono molteplici e tra questi sono stati menzionati: 

  • strumenti di videosorveglianza per gli enti di Pubblica Sicurezza;
  • apparati wearable impiegabili da parte delle forze dell’ordine;
  • droni a supporto della gestione delle emergenze;
  • soluzioni evolute di comunicazione diretta.

A meno che non siate appassionati di tecnologie di comunicazione – poiché la maggior parte della delibera verte su dati tecnici e bande di trasmissione – una delle parti più rilevanti e di interesse di tutti, è quella sopra citata, in particolare l’ultima parte che tratta di pubblica sicurezza, che naturalmente può essere letta in buonafede o anche in maniera critica.

Nel nostro caso, ci ha fatto drizzare le orecchie e potremmo subito avvalerci, a dimostrazione dell’uso di droni per l’emergenza Covid-19, con l’esempio del singolo runner localizzato nei giorni scorsi sulla spiaggia di Pescara, che non ci pare davvero un’emergenza; una singola persona che fa sport sulla spiaggia non può infettare nessuno, anche se fosse portatore sano del virus e nonostante la violazione del diktat #iorestoacasa. Soprattutto, l’uso di controllo per le Forze dell’Ordine attraverso questi device supertecnologici, appaiono un deterrente a oltrepassare ogni minima forma di libertà, seppur agita dal cittadino con senso di responsabilità, e un enorme buco nero di diritti civili e umani, oramai appiattiti completamente.

Ma cos’è AgCom? L’Autorità garante delle Comunicazioni è un ente pubblico addetto alla valutazione e protezione delle reti di comunicazione e al rispetto del codice etico da parte degli operatori telefonici, televisivi, radiofonici e della pubblicità. Un’istituzione, sì preposta alla sorveglianza di una concorrenza etica tra operatori e atta alla tutela dell’utente, ivi compresi studi e indagini conoscitive, progetti di ricerca, diritti digitali, statistiche e molto altro, ma risulta – e tale rimane – un ente prettamente tecnico.
In quanto allo studio sulla tecnologia 5G, i partner in aiuto all’indagine intavolata nel 2016 sono tutti operatori telefonici o produttori di device – i dispositivi di comunicazione. 

In pratica è come se ci si fosse rivolti alla volpe per chiedere cosa pensa della gallina: mentre si lecca di baffi, di nascosto per non parer troppo ghiotta, risponderebbe che è indubbiamente una tipetta deliziosa.

Questa metafora, inventata per l’occasione, ci serve per comprendere che la varietà di partner-controparte, inclusi nella discussione per la nuova tecnologia, è esageratamente univoca. 

Ma cos’è in pratica la tecnologia 5G? Come abbiamo già letto tra le righe dei documenti ufficiali – in sintesi – è una forte velocizzazione della connessione Internet, fino a 10 Gigabit al secondo, che andrà a influenzare tutta una serie di comparti industriali, in verticale,  e che promette di aiutare gli utenti ‘Humans’ con Internet delle cose – l’intelligenza artificiale – vale a dire che ognuno di noi, secondo le proprie esigenze, può far funzionare gli oggetti o elettrodomestici che fanno parte della propria routine attraverso l’uso di Internet.

Che ve ne pare di poter avviare, tramite un’applicazione del cellulare, la lavatrice poco prima di tornare dal lavoro e trovare il lavaggio prescelto già terminato e il bucato pronto da stendere, o avviare l’aspirapolvere che vi farà trovare il pavimento pulito? Oppure riempire la ciotola del gatto con i croccantini?

In realtà tutto questo automatismo, attraverso altre forme tecnologiche, spesso inserite già nell’oggetto dall’azienda produttrice (p.e. il timer per post-avviare i programmi di lavaggio della lavatrice), esiste già, ma tramite la rete 5G si delinea – affermano i tecnici – una modalità molto più potente, facile e sicura in tutti i passaggi.

Se la connessione sarà molto più veloce, per trasmetterla ci sarà bisogno di costruire tutta una nuova rete wireless, senza fili di connessione, e di installare nuove apposite antenne per la trasmissione dei dati. A differenza degli ormai obsoleti 2/3/4G che trasmettono per area di copertura, la trasmissione sarà diretta per ogni device con un segnale mirato e nettamente più forte. Il 5G però, se da un lato possiede un superpower, dall’altro non ama gli ostacoli, quindi le antenne per la connessione saranno installate sui tetti dei palazzi, attraverso lampioni anch’essi di nuova generazione, tombini lungo le strade, terrazzi e strutture apposite in numero molto elevato, per evitare vuoti di connessione – tante antenne quante ne siano necessarie per raggiungere un milione di device per km2. A questo punto si potrebbe ipotizzare anche di poter posizionare prontamente un’antennina sulla testa di ogni utente, aliens’style, e il gioco è fatto…

Uno dei modelli di lampione trasmittente 5G

Con un comunicato stampa, a marzo 2017, il Ministero dello Sviluppo Economico annuncia l’intenzione di essere nel gruppo di testa dei Paesi europei per la sperimentazione della nuova tecnologia, che prende avvio a maggio 2018, dopo una delibera di AgCom, su sei città pilota: Matera, L’Aquila, Cagliari, Bari, Milano e Prato – più 120 comuni minori sparsi in tutta la penisola, ignari di cosa stia succedendo nei loro territori.

Subito dopo, con un’asta di oltre 6 miliardi di Euro, lo Stato italiano aggiudica gli operatori telefonici a cui affidare lo sviluppo della rete 5G in tutto il territorio nazionale, dando via libera, in sordina, alle installazioni – con Tim e Vodafone in prima linea.

Questi ultimi avviano i lavori in numerosi capoluoghi di provincia e hanno già attivato, in senso di funzionante, la rete in alcune aree urbane – già da metà 2019 – di Firenze, Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia, il circuito automobilistico di Monza, Bolzano (con la lista in continuo aggiornamento).

Per evitare la reciproca concorrenza Tim e Vodafone hanno finalizzato un accordo di condivisione della rete mobile, dando vita alla più grande azienda di gestione delle reti a livello nazionale per lo sviluppo della rete 5G. 

Al momento tra i Paesi che si sono aggiudicati maggiore velocità, al 2020, primi in classifica risultano gli Stati Uniti, dato confermato dagli utenti in 1,8 Gb/s, sebbene la rete non sia ancora troppo sviluppata; il secondo posto tocca alla Svizzera con una velocità pari a 1,1 Gb/s; viceversa, a Milano, il massimo raggiunto finora è 350Mb/s, quindi una velocità ancora ben lontana dai 10Gb/s che si promettono.

*(intelligenza macchina a macchina)

Nei prossimi giorni verrà pubblicata la SECONDA PARTE, a tema salute, cyber security, comparto bellico.

Tags: #5G #comunicazionemobile #Internetofthings #Italia

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