Corea del Sud e Italia. Cifre a confronto

E il cielo è sempre più blu – Foto di Simona Maria Frigerio

Pillole di coronavirus

di Simona Maria Frigerio

Tenendo conto di una certa omogeneità tra i due Paesi per numero di abitanti, età media (un po’ più alta in Italia), similitudini a livello di sistemi sanitari e inizio dell’escalation dei contagi da coronavirus a circa due settimane di distanza (prima la Corea del Sud e poi l’Italia), tiriamo un po’ di somme – anche se parziali.
Questa è la situazione in data 29 marzo 2020 (ore 20.00), secondo https://www.worldometers.info.
Corea del Sud: 9.583 persone positive, 152 morti, 5.033 guariti. Casi attivi 4.398, di cui 4.339 in condizioni stabili e 59 seri o critici. Il picco si è registrato il 3 marzo con 851 nuovi casi; dal 12 marzo la curva si è stabilizzata e, nonostante qualche leggera impennata (con 152 casi il 19 marzo), complessivamente si registra una stabilizzazione intorno al centinaio di casi giornalieri.
Italia: 97.689 persone positive, 10.779 morti, 13.030 guariti. Casi attivi 73.880, di cui 69.974 in condizioni stabili e 3.906 seri o critici. Il picco si è registrato forse il 21 marzo con 6.557 nuovi casi in un solo giorno. La curva dei contagi ha iniziato a salire lentamente, in Italia, intorno al 4 marzo, mentre in Corea del Sud tra il 22 e il 23 febbraio.
La Corea del Sud, dalla precedente epidemia di Mers, nel 2015, ha imparato molto. Senza distruggere il proprio sistema economico né murare vivi i propri abitanti, anzi – come ha affermato Kim Woo-Joo, specialista in malattie infettive: «La Corea del Sud è una Repubblica democratica, pensiamo che l’isolamento non sia una scelta ragionevole» – la scelta a livello operativo è ricaduta sulla prevenzione. Test veloci ed efficaci anche in laboratori privati e il tracking di tutte le persone che sono venute a contatto con i pazienti. A completamento della strategia, l’utilizzo precoce di antivirali che, unito alla diagnosi altrettanto precoce, consente (dati alla mano, a oggi) una cura migliore, con un numero di casi gravi e di decessi notevolmente inferiore non solamente all’Italia ma anche alla Cina (meno di un 1% a fronte di un 3%).
In Italia, aldilà dei prevedibili danni all’economia in generale, all’aumento dei disoccupati e alla precarizzazione ancora più spinta del mondo del lavoro, si sono murati in casi milioni di cittadini – obbligati persino a non uscire per fare una passeggiata o prendere una boccata d’aria, vessati con continue minacce d’arresto – e tutto ciò per raggiungere il ragguardevole secondo posto come numero totale di casi (al di sotto solamente degli Stati Uniti che, però, complessivamente contano oltre 320 milioni di abitanti, mentre il nostro Paese potrebbe essere paragonato alla sola provincia di Hubei con circa 60 milioni), e al primo per decessi direttamente o indirettamente imputabili al coronavirus (in quanto l’Istituto Superiore della Sanità non ha ancora rivisto tutti i casi valutando se le persone già affette da altre patologie siano morte per il coronavirus, per complicanze, o se lo stesso non abbia avuto alcun peso sul decesso).
In ogni caso, allo stato dei fatti i morti sono 10.779, a fronte dei 3.300 in Cina. I decessi in Italia, su un milione di abitanti sono 178; in Cina 2; in Usa 7; in Germania 6; in Corea del Sud 3; in Spagna 141.
Ogni secondo, invece, muore un essere umano per denutrizione. Sono oltre 200 mila, dall’inizio dell’anno a oggi, gli esseri umani deceduti per malattie connesse ad acqua non potabile; mentre le persone che non hanno accesso a fonti d’acqua potabile sono oltre 800 mila. Sempre dal 1° gennaio al 29 marzo del 2020, per la comune influenza sono deceduti 118.240 individui, mentre per l’HIV/Aids 408.866 e oltre 238 mila di malaria.
Forse sarebbe il caso di cambiare strategia? Pur non essendo medici, ci viene da pensare che un primo passo sarebbe smetterla di minacciare i propri concittadini (dato che, a emergenza finita, i tribunali saranno ingolfati non solamente dagli arretrati ma da una miriade di denunce contro persone che, magari, hanno fatto solamente jogging in solitaria o tenuto per mano la fidanzata – con somma gioia delle mafie). Gli errori finora si sono susseguiti senza sosta, e non è nostro compito tacerli. Dalla chiusura dei voli con la Cina che ha creato una falsa sicurezza, al lockdown (parola che piace molto ai nostri politici) della Lombardia con il permesso, però, di rientrare nelle proprie regioni di provenienza, senza l’obbligo di fare il test. Dall’accanirsi sui runner, al non contemplare misure di prevenzione per i mezzi pubblici, come le metropolitane, e per le catene di montaggio o gli uffici. Dalla scuola online farraginosa come i sistemi informatici di cui sono dotate scuole e università e che si vorrebbe forse prolungare sine die, all’aver dimenticato proprio le persone che si vorrebbero proteggere, ossia tutti quegli anziani e malati che debbono vivere magari gli ultimi mesi di una lunga vita costretti tra quattro mura impanicandosi davanti alla tivù.

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