Consonno – la ‘Città dei balocchi’

Il minareto di Consonno
Foto di ©Laura Sestini – Riproduzione vietata

Cronache di un antico borgo che non esiste più

testo e immagini di Laura Sestini

Ogni territorio ha qualche sua curiosità alla quale dovrebbe essere dato spazio, quantomeno nei ricordi popolari. La storia di Consonno, della quale abbiamo avuto notizia dagli organizzatori di Esperidi on the Moon, dopo esserci casualmente imbattuti in alcune informazioni durante una ricerca online riguardante la città di Lecco – intendendo per storia quella recente, non più lontana di 60 anni fa – ci sembra davvero particolare e degna di nota, sebbene non proprio positiva, ma al contrario sorprendentemente surreale.

Dove si trova Consonno? Quello che rimane dell’antico borgo – soprattutto la Chiesa di San Maurizio, santo patrono, la casa del cappellano e il cimitero – è arroccato a oltre 600 metri sul livello del mare, all’estremità meridionale delle Prealpi lombarde, nel comune di Olginate in provincia di Lecco, dal quale dista circa otto chilometri percorrendo una stretta strada ancora asfaltata, tra campi, brevi tratti di bosco e un bel panorama dall’alto sul fiume Adda.

L’area fa parte del Parco di San Genesio-Colle Brianza, uno dei polmoni verdi della Brianza stessa, che sappiamo essere un territorio molto urbanizzato.

Di Consonno si hanno notizie fin dal Medioevo, situato in posizione geografica strategica, area per lo più gestita da conventi e frati, e comune a sé stante finché nel 1928, durante il ventennio fascista, venne accorpato al Comune di Olginate.

Il borgo risultava all’epoca non avere più di 300 abitanti che si occupavano prettamente di agricoltura, dei castagni circostanti e dell’allevamento a uso familiare degli animali. A seguito della Seconda Guerra Mondiale, però, il piccolo paese arrivò a spopolarsi fino a raggiungere il suo minimo di 50 abitanti che, nonostante tutto, restarono nel piccolo borgo di proprietà delle famiglie Anghileri e Verga, continuando a coltivare campi, e mantenendo l’autosufficienza.

La svolta improvvisa della tranquilla vita agreste nel borgo, che suona senz’altro fantasiosa e inverosimile, si ha negli anni 60 – quelli del boom economico italiano – con l’arrivo di un bizzarro imprenditore milanese, il Conte Mario Bagno, che allora andava costruendo autostrade e aeroporti in tutta Italia.

In quegli anni la tutela del territorio non era ancora nelle menti degli amministratori pubblici, men che meno in quelle degli industriali, tanto è vero che, nonostante le numerose leggi e le conferenze internazionali, persino oggi la protezione dell’ambiente non è tra le priorità sociali degli Stati, tra i quali si distinguono davvero in pochi.

Ebbene, il Conte Mario Bagno di Valle dell’Olmo, progettò per Consonno un moderno borgo, pubblicizzato inizialmente come agro-turistico, ma risultato in seguito un grande parco giochi – la ‘Città dei balocchi’ – per danarosi milanesi che in poco più di mezz’ora d’auto potevano raggiungere questo magnifico cucuzzulo sperduto nel verde del Colle Brianza, per andare a ballare o a bere un drink miscelato dalle mani di famosi barman, trascorrendo dei weekend fuoriporta all’insegna della spensieratezza.

Nel 1962, con l’assenso dell’amministrazione comunale di Olginate, si firma il contratto di cessione dell’intero paese tramite l’Immobiliare Consonno Brianza, per un importo poco superiore ai 20 milioni di lire, e si procede con le ruspe (che ci ricordano anche qualche altro italiano ‘vero’), le quali arrivano fin qui per spianare le antiche case contadine e gli appezzamenti di bosco per livellare i terreni – permettendo così la visuale sulla Brianza sottostante – talvolta con l’aiuto di cariche esplosive.

In poco tempo si realizza un ‘parco giochi’ per adulti, con sale da ballo, bar, locali di intrattenimento, ristoranti, un hotel di lusso, una galleria commerciale e numerosi appartamenti, dove la parola chiave è spendere denaro per divertirsi; per questo motivo il luogo si guadagnerà vari nomignoli, quali Disneyland della Brianza, Las Vegas lombarda e similari.

Fortunatamente il progetto megalomane che aveva ideato originariamente il Conte Mario Bagno non fu realizzato per intero, altrimenti avrebbe occupato un’area almeno tripla rispetto a ciò che realmente fu allora sottratto ai terreni agricoli e boschivi circostanti, prevedendo campi di calcio, tennis, golf, piscine e finanche la costruzione di un autodromo.

Attualmente Consonno – lasciato per una decina d’anni in totale abbandono – dà l’impressione di aver voluto assomigliare ai paesaggi di Sherazade nelle Mille e una notte, in stile arabeggiante; difatti, ancora in piedi – svettante dall’alto su tutta la vallata – troneggia un vero e proprio minareto. Tuttavia, dalle immagini dell’epoca, si può comprendere che Consonno – al massimo del suo splendore – aveva fronzoli di addobbo che rimandavano a più stili, i quali, una volta messi insieme, creavano un insieme kitch e ridondante, tipico dei luna park.

La piazza centrale dell’ex ‘Città dei balocchi’
La chiesa di San Maurizio dell’antico borgo di Consonno
Alcuni dei locali abbandonati ricoperti di graffiti
La strada di accesso al paese

A metà degli anni 60, la natura comincia a prendersi delle rivincite, attraverso le copiose piogge del 66 che procureranno a più riprese frane e smottamenti, dovuti all’azione dissennata dei lavori per la costruzione della ‘Città del balocchi’ che, evidentemente, non aveva previsto un piano idrogeologico adeguato.

Consonno divenne comunque un centro di svago molto conosciuto, dove spesso si ospitavano cantanti famosi o spettacoli di richiamo. La località si trasformò da paese di contadini a ‘paese sempre in festa’, con continue nuove edificazioni, finché una frana più imponente – nel 1976 – distrusse una parte della strada carrabile costruita appositamente per raggiungere la cima della collina dove poggiava, evento questo che funse da causa fortuita per la chiusura del centro divertimenti che, come tutte le fashion trend, era già in discesa nella classifica di gradimento, dopo oltre dieci anni di sfrenata frequentazione.

Il Conte Bagno, non soddisfatto, tenterà nuovamente un rilancio di Consonno negli anni 80, con un progetto di residenze sanitarie per anziani – strutture che adesso sono tanto in voga – quindi, dal punto di vista imprenditoriale, un’idea più lungimirante rispetto all’esclusivo luogo di spasso già realizzato e presto tramontato; ciò nonostante, nulla di questo piano di ristrutturazione si realizzò, il paese si spopolò definitivamente, e l’unica casa di riposo impiantata in quello che un tempo era l’hotel di lusso di Consonno, venne chiusa nel 2007, data che siglò il definitivo abbandono del borgo fino ai giorni nostri.

Negli anni, nel paese fantasma di Consonno sono stati organizzati dei rave party, con migliaia di persone e gli edifici riempiti di graffiti.

Neanche i piani di riqualificazione del Comune di Olginate hanno mai individuato una soluzione definitiva per la piccola frazione, tantoché gli eredi del Conte Mario Bagno – scomparso nel 1995 – negli scorsi anni si sono decisi a mettere in vendita la proprietà.

Nonostante il piccolo borgo abbia attratto alcuni potenziali acquirenti, nulla di fatto è accaduto e il ‘paese dei balocchi’ rimane ancora invenduto a causa della richiesta per la cessione – fissata a 12 milioni di Euro – considerata da tutti una somma eccessiva.

Da un paio d‘anni – in controtendenza rispetto al passato – si è costituita l’Associazione Amici di Consonno, un gruppo di persone che si occupa della tutela di ciò che è rimasto del paese – fosse anche solo la pulizia delle aree verdi – e dell’organizzazione di piccole manifestazioni, come la tradizionale Sagra di San Maurizio o il concerto del 1° Maggio, quest’anno inderogabilmente eseguito online.

Nella loro pagina Facebook i soci si presentano così: “Consonno città fantasma? No!!! Da qualche anno l’Associazione Amici di Consonno, composta da persone del posto, discendenti o semplicemente che amano questo luogo, si occupa di tutelare e fare rivivere il piccolo borgo”.

Non ci meravigliamo che la volontà di pochi, infine, sembri compensare ed essere produttiva più delle amministrazioni locali o di danarosi imprenditori, e chissà che in futuro la frazione non possa tornare a far godere molti della sua attraente posizione e del suo ampio panorama, mantenendo il rilassante silenzio che regala la natura tutto intorno.

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