Cinema Svizzero Contemporaneo: Al-Shafaq – When heaven divides

Una scena del film – Credits@Esen Isik

Il crepuscolo – Quando il paradiso si divide

di Laura Sestini

Durante la primissima fase 1 del lockdown, quando tutti i portali di cultura mettevano a disposizione online i loro materiali gratuitamente, ho ricevuto l’invito a iscrivermi a quello della Cineteca Italiana di Milano. Dopo una prima occhiata veloce mi sono iscritta, anche se non troppo convinta – nonostante la ricchezza del patrimonio cinematografico che questa conserva – per il materiale datato che offre, e per la mia personale propensione a qualcosa di più contemporaneo.

Infatti, nelle newsletter che ho ricevuto durante tutto questo periodo, la grande quantità di film in bianco e nero che sono state proposti agli utenti non ha suscitato in me una grande attrattiva – certamente un pregiudizio legato al momento già di per sé piuttosto grigio della pandemia, sebbene in realtà ami molto la fotografia e l’immagine in bianco e nero.

Poi un giorno, inaspettatamente, la newsletter ricevuta pubblicizzava il Festival del Cinema Svizzero Contemporaneo, obbligatoriamente in streaming, online dal 13 al 21 maggio.

Sinceramente, nonostante la mia attività di critica di spettacolo per più portali, non ho mai approfondito competenze sul cinema svizzero, e dunque mi è sembrata l’occasione giusta per fruire di qualcosa di nuovo in tutti i sensi, che la Cineteca descriveva con queste parole:

“Dal 13 al 21 maggio non perdere il festival Il cinema svizzero contemporaneo – I film che non ti aspetti, gratuitamente in streaming, il primo festival in streaming della Cineteca di Milano, realizzato grazie al sostegno del Consolato generale Svizzero a Milano, in collaborazione con Cinema Svizzero a Venezia e con il contributo dell’Istituto Svizzero. Una settimana dedicata al cinema svizzero, con 20 film in anteprima per il pubblico tra documentari e lungometraggi, un omaggio al regista svizzero Lionel Baier, un omaggio al fotografo svizzero René Burri e momenti di condivisione e interazione grazie ai live streaming con i registi”.

Non conoscendo in specifico nessun autore cinematografico elvetico, ed evitando accuratamente di leggere le trame, mi sono lasciata guidare dall’istinto, scegliendo un lungometraggio dal titolo – in lingua araba – “Al-Shafaq”, realizzato dalla regista turco-svizzerotedesca – combinazione etnica piuttosto curiosa – Esen Isik.

Il fil rouge principale è risultato subito interessante, vertendo su una famiglia araba emigrata a Zurigo, di fede islamica molto osservante, e sui rituali quotidiani a questa legati del capofamiglia Abdullah Kara. Da detta premessa, le due vite parallele alle quali sono vincolati i tre figli – di differenti età e sesso – ovvero l’osservanza delle regole sociali di tradizione musulmana e il netto contrasto con l’ambiente moderno e più liberale della società svizzera contemporanea che essi ambirebbero sperimentare al di fuori dalla famiglia.

Il film ha un ritmo piuttosto lento, ma tiene bene l’attenzione, ambientato da una parte tra l’abitazione della famiglia Kara e la sala di preghiera frequentata dalla parte maschile della medesima famiglia in Svizzera, e dall’altra nel paesaggio brullo turco-siriano, dove viaggerà Abdullah Kara, messosi alla ricerca della salma figlio mediano Burak – caduto come foreign fighter – unitosi alla guerra santa del Califfato Islamico.

La sceneggiatura si intreccia su tre direttrici comunicanti che ricostruiscono – con la tecnica del flashforward (in progressione o in ricostruzione) – i fatti passati: la vita quotidiana della famiglia Kara, tra scuola, lavoro e preghiera, e lo scontro generazionale di Burak, che non va d’accordo con il padre proprio a causa delle regole religiose alle quali non riesce a sottostare, e che in seguito –  tra ribellione e incertezze adolescenziali – porterà il giovane a prendere la decisione di partire per la Siria, scelta favorita anche attraverso l’indottrinamento subliminale da parte dell’Imam di turno, un business man di guerre sante. 

In parallelo corrono – attacco iniziale in media res – il viaggio in Siria e Turchia di Abdullah per il riconoscimento del corpo del figlio all’obitorio e la storia di due fratelli Yazidi, unici membri di una famiglia sterminata dai miliziani islamisti dell’Isis, all’interno di un campo profughi, a Gaziantep in Turchia.

Benché al finale del film sembri mancare una completa parte di chiusura, che risulta un po’ stringata, la tematica religiosa, protagonista principale del film, è impostata sulla possibilità che un credo religioso possa essere vissuto e affrontato con variabilità di sentimenti: in maniera compassionevole o anche in opposto – eccesso negativo – perpetrando violenza a chi risulti diverso dalla propria visone della vita; nel tempo non solo l’Islam ha dimostrato ciò con il Califfato Islamico, bensì anche la cristianità con le Crociate o le conversioni forzate, soprattutto nel continente africano e sudamericano dei secoli scorsi.

La regista ha cercato anche di mettere in evidenza la propulsione, in questo caso negativa, dell’Islam, con la positività della religione del popolo yazida (che nel 2014 ha subìto un vero e proprio genocidio da parte dei miliziani Isis), che si ispira a Zoroastro e venera tutt’ora gli elementi della natura. Questo passaggio filmico, risulta, però, comprensibile solo a chi abbia un po’ di conoscenza della cultura yazida, preso in considerazione durante la scena in cui la famiglia yazida, della quale si salvano fortunosamente dalla violenza islamista solo i due fratelli accolti poi nel campo profughi, recita una preghiera che auspica la pace e la felicità di tutti i popoli del mondo.

Nel suo complesso e nella ricostruzione cinematografica di un uso distorto della religione, anche se con qualche lacuna, il lavoro della regista Esen Isik tiene e risulta verosimile: una narrazione biografica che potrebbe appartenere a ogni giovane foreign fighter partito dall’Europa alla volta dell’Iraq o della Siria per unirsi alla jihad del Califfato Islamico, autoproclamatosi a Raqqa ad agosto del 2014 – movimento attualmente in fase dormiente (o di riorganizzazione), dopo l’uccisione del capo carismatico Abu Bakr al-Baghdadi in Siria del Nord a ottobre 2019.

https://www.cinetecamilano.it

Il film è andato in onda streaming dal 16 al 18 maggio 2020 per la Rassegna Festival del Cinema Svizzero Contemporaneo ospitata sul sito della Cineteca Italiana di Milano

Al-Shafaq – When Heaven Divides

Traduzione: Il crepuscolo – Quando il paradiso si divide

Titolo originale: Al-Shafaq – Wenn Der Himmel Sich Spaltet

Regia: Esen Isik

Paese: Svizzera

Durata: 100′

Anno: 2019

Interpreti/Cast Kida Khodr Ramadan Beren Tuna Ismail Can Metin Ahmed Kour Abdo Ali Kandaş; 

Sceneggiatura/Screenplay Esen Isik; 

Fotografia/Cinematography Gabriel Sandru; 

Montaggio/Editing Aurora Franco Vögeli; 

Suono/Sound Peter Bräkeli; Musica/Music Marcel Vaid; 

Produzione/Production Brigitte Hofer Cornelia Seitler – Maximage (Zürich CH) ; 

Coproduzione/Coproduction SRF Schweizer Radio Und Fernsehen SRG SSR; Festival/Festivals 53. Internationale Filmtage Hof 55. Solothurner Filmtage

Versione originale araba, kurda, svizzero-tedesca e tedesca, con sottotitoli in italiano

La regista: Esen Isik (Istanbul, 1969). Trasferitasi in Svizzera nel 1990, si iscrive alla Scuola d’Arte di Zurigo (ZhdH). Si distingue sin dagli esordi ottenendo vari riconoscimenti con il cortometraggio Ölmeye Yatmak – Sich zum Sterben hinlegen (1997), considerato miglior film di diploma dell’anno. Con il cortometraggio Babami Hirsizlar Caldi (The Stolen Father), e poi con Du&Ich, vince il premio come miglior cortometraggio svizzero nel 2000 e nel 2012. Il suo primo lungometraggio è Köpek (2015), cui fa seguito, quattro anni dopo, Al-Shafaq (2019).

Share with: