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Foto Laura Sestini –@riproduzione vietata

Internet-dipendenza

di Laura Sestini

Facciamo seguito allo speciale sul 5G, sul quale non sono ancora esaurite le informazioni e gli approfondimenti, con un argomento meritevole di attenzione, parallelo alla tecnologia che continuamente si evolve, ovvero la dipendenza dal servizio che la stessa tecnologia porta world wide (www: world wide web), la web/ragnatela della rete di comunicazione mobile sviluppata in tutto il mondo.

L’imposizione globale di #iorestoacasa, per il distanziamento delle relazioni fisiche tra le persone, al fine di evitare il contagio da Covid-19, ha dato l’occasione – anche per i meno esperti – di un differente utilizzo di Internet, abitudini e uso rapportati sia alle capacità di conoscenza personale della tecnologia informatica, che degli ambiti di interesse o di lavoro.

Quante ore in più abbiamo tutti trascorso online durante i 45 giorni di lockdown in Italia? E quante ancora ne trascorreremo nei giorni a venire? Anche senza una statistica alla mano è facile scommettere su un tempo raddoppiato rispetto alla media personale, dalla quale sono naturalmente esclusi tutti coloro che sono rimasti davanti allo schermo del computer a causa dello smartworking – il lavoro da casa.

La permanenza prolungata e reiterata davanti ai monitor dei nostri device non è una pratica considerata salutare, sia per la postura fisica, la vista, o relativamente all’insonnia che può procurare – in quanto ha un effetto subliminalmente eccitante.

Se è vero che l’era informatica ha stravolto, dal punto di vista tecnologico, la velocità e anche le modalità – un autentico cambiamento culturale nel modo di comunicare – è altrettanto vero che adesso è sopraggiunta in maniera massiccia e imprevedibile, causa pandemia, un’ulteriore modificazione sugli originari utilizzi finora adottati dalla maggioranza degli utenti.

Le video conferenze, le dirette Facebook e i webinar, ai tempi della pandemia, sono diventati talmente fitti che si è venuta a creare una situazione di overload con effetto contrario all’obiettivo prestabilito, legato a una fruizione positiva all’eccesso di tempo libero improvvisamente a disposizione degli utenti; seguire una video-conferenza – magari necessaria alla propria professione – a cui si aggiunge un webinar di un paio d’ore per passare il tempo obbligato in casa, e qualche chat con amici o parenti, ecco che vista e attenzione, per qualche ora risultano in calo da prestazione.

Anche se non sempre è facile esserne consapevoli, i device elettronici rubano molta energia fisica, senza contare l’esposizione alle onde elettromagnetiche a cui veniamo esposti.

Certo, come in ogni aspetto della vita, la valenza positiva o negativa data a un oggetto o a una tecnologia o, ancora, a una situazione dipende dal nostro vissuto personale, e quindi le variabili possono essere infinite. Proviamo a fare qualche esempio legato all’attuale impossibilità di muoversi da casa, per la pandemia. 

Prendiamo a esempio una persona di media età, che vive da sola – uomo o donna è ininfluente – che in questo periodo userà Internet attraverso il computer o lo smartphone per chattare con gli amici, con i genitori se capaci di una minima azione informatica, i figli se separata, con i colleghi di lavoro se in cassa integrazione o comunque ferma dal lavoro. La sera per conciliare il sonno cercherà tra le migliaia di film messi a disposizione gratuitamente e, magari, durante la giornata avrà già cercato un canale Youtube dove imparare a pescare o a lavorare a maglia, e navigato in più occasioni su Facebook per leggere i post dei propri contatti.

Naturalmente in questo periodo una persona in buona salute che vive da sola, senza particolari preoccupazioni, oltre a consumare il tempo con altre attività non correlate al web, cercherà di mantenere le relazioni con il proprio entourage per armonizzare al meglio la vita destinata alla temporanea solitudine e probabilmente raddoppierà le ore online, per tentare di interagire, seppur virtualmente, con altri della stessa progenie.

Mettiamo la stessa persona, che per qualche motivo antecedente al
distanziamento sociale – ma anche nel mentre – fosse in stato di prostrazione a causa di una separazione coniugale, della perdita di una persona cara o di un fallimento professionale e soffrisse di una forma leggera di ansia o depressione: come cercherebbe di passare la lunga giornata in solitudine? Escludiamo subito il suicidio, che potrebbe pur essere una possibilità, e valutiamo situazioni non estreme. La normalità, quando ci sono sofferenze emotive è cercare di parlare con altri per trovare conforto, contesto attualmente impossibile se non telefonicamente o attraverso la tecnologia informatica e i Social network.

Ecco, iniziamo da qui l’osservazione della dipendenza da Internet, per la quale la depressione, la scarsa stima di sé e la mancanza di relazioni reali, ma anche altre concause che vedremo, possono essere il punto di innesco.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’Internet Addiction Disorder – l’abuso delle tecnologie è un disordine psicologico riconosciuto, che non vuol dire forzatamente una patologia, ma neppure uno stato psico-emotivo equilibrato.

Come si arriva a una dipendenza da Internet? Intanto la dipendenza dalla vita online ha più variabili e non è per tutti uguale, unita spesso alla tendenza di dipendenza anche in altri ambiti, per esempio da fumo, droghe, alcool, sesso, gioco, shopping ecc, ma non necessariamente. E una delle cause/effetto principali, quella più attraente, come la maga Circe nell’Odissea di Omero, malefica e seduttrice, è che Internet dona immediata gratificazione, la stessa alla quale si aspira nella vita reale, senza riuscire a ottenerla.

Le dipendenze online non sono tutte uguali: per esempio c’è chi spende e spande facendo shopping, ambito in cui si ritrovano a cadere nella trappola quasi esclusivamente soggetti femminili, o c’è chi dà fondo al portafoglio con il gioco d’azzardo nell’intimità di casa propria, o in giochi interattivi.

Tra coloro che si annoiano, ci sono i dipendenti dal cyberporno e c’è chi è dipendente dalle condivisioni dei propri post sui social, oppure dalla sorveglianza – per gelosia – a carico del partner. A parte lo shopping, le altre sono abitudini quasi esclusivamente maschili, seppur con basse percentuali anche femminili. 

Ci sono poi i nativi digitali, che non hanno punti di riferimento della vita senza Internet, e ne fanno un uso spropositato abitualmente, senza essere consapevoli che le relazioni virtuali sono spesso un bluff, sprecando così molto tempo online, magari a scapito del lavoro o dello studio. 

Un  lungo discorso a sé dovrebbe essere fatto per i moltissimi bambini abituati in età infantile all’uso di giochi sul tablet del papà o sullo smarthphone della mamma, o sul computer di casa, modalità che provoca dipendenza come negli adulti affetti dal gaming affection – dipendenza dal gioco; senza mettere in conto che le relazioni umane nei bambini sono indispensabili quasi più del cibo e che nel prosieguo della vita certe abitudini sono difficili da sradicare.

Tra gli effetti fisici delle dipendenze da Internet risultano l’ansia da astinenza quando si è offline, disturbi del sonno, calo delle prestazioni lavorative e dell’attenzione, aumento dello stress e aggressività. Riduzione delle relazioni interpersonali e alterazione della percezione del tempo.

La dipendenza da Internet può iniziare da un periodo di stress, di depressione, o comunque in un periodo difficile della vita, con la creazione di una vita parallela, momentaneamente più soddisfacente ma con un effetto boomerang negativo nella vita reale: comunque sempre una fuga dalla realtà che, in numerose nazioni del mondo, arriva a essere una seria preoccupazione per la salute pubblica.

Internet? Gradevole e utile sì, quando dura poco.

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